Più pipate e meno pippe
E’ incredibile (e crescente) l’isteria che, complice la martellante campagna antifumo e la balla colossale dei danni da fumo passivo, sta cogliendo i non fumatori, i più petulanti dei quali sono gli ex fumatori pentiti.
Dalla mia pipa, quando tira bene (cioè quasi sempre, perché le mie 69 pipe le tengo pulitissime), esce giusto un filo di fumo, intervallato da piccolissime boccate, molto più piccole di quelle emesse da un normale fumatore di sigaretta.
Bèh: ero in piedi davanti a un banco di verdura, al mercato. Era mattina, c’era persino una leggera arietta. Appena mi sono avvicinato, una delle erbivendole che servivano ha mollato di brutto il suo posto, rifugiandosi dietro, fra le casse vuote e la frutta marcia. Si teneva la mano sulla gola e imprecava in modo colorito contro i fumatori e in particolare contro la pipa che “proprio non sopportava”.
Ormai, dopo la legge del fottuto Sirchia, è così quasi sempre, e quasi dappertutto. Eppure se dopo aver fatto una scorpacciata di fagioli scorreggiate rumorosamente e “odorosamente” fra le corsie di un supermercato, al massimo vi guarderanno male. Qualcuno commenterà a bassa voce “che maniere!” e bon. Ma se vi azzardate ad aggirarvi nelle stesse corsie con la pipa accesa in bocca, partono strilli, insulti, minacce di chiamare la polizia, finché accorre il personale e vi caccia.
E’ tutta gente che in autunno annusa con piacere il “buon odore di caldarroste”, e in inverno sosta con piacere di fronte al camino acceso lodando il “buon sentore di legna bruciata”. Gente capace di cucinare per un’ora al barbeçue dicendo che “quel profumino gli mette appetito”.
Ma va là!