Ennesimo articolo ecocatastrofista sul sito di Jacopo Fo: “Ormai è chiaro che dentro i giornali italiani si combatte una battaglia durissima tra i direttori e un pugno di giornalisti che si rifiutano di tacere”. Fin dall’incipit si nota il piglio paranoide tipico dei cocomeri, che vedono congiure, censure e “cover-up” dappertutto, dimenticando che gli unici paesi in cui ciò succede per davvero sono quelli comunisti, oggi come ieri.
“Così - prosegue Fo Junior - alcune notizie bomba finalmente vengono pubblicate. Non in prima pagina, non con titoli a 9 colonne (come vorrebbe lui…), non correlate da interviste e commenti. Però escono. Ad esempio sul Venerdì di Repubblica del 16 maggio c’è un grande pezzo di sintesi giornalistica, probabilmente contrattato parola per parola in riunioni infuocate dei caporedattori, oppure sfuggito per errore alla penna rossa dei censori (riecco il taglio paranoide…), ma alla fine uscito perchè protetto dalla Divina Provvidenza in persona (ohibò, Jacopo da Todt si converte in Jacopone da Todi…), è lì nero su bianco, e ci dice che 435 ricerche scientifiche internazionali provano un aumento di tumori e nascite malformi spaventoso in prossimità dei termovalorizzatori. Ecco il testo integrale: «Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20%. Lo dice una ricerca resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, ultima di 435 consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale Pub Med, che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione alla capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule, dove va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.»
Segue il solito, accorato appello ecoparanoico: “Fate girare questa notizia e ripubblicatela sui vostri siti. Se riusciamo a far sapere a molti italiani come funziona questo giochetto dell’informazione omogenizzata, potremmo creare qualche problema ai signori dei giornali”. Direte: fa bene, Jacopo, a tener d’occhio certi problemi spinosi. Rispondo: certo. Ma dipende da “come” lo fa. Dai tempi del “Vajont da amianto” previsto dai No Tav valsusini in poi, mi sono documentato a fondo sui temi ecologici e climatici, traendone più dubbi che certezze. Però ho notato che:
1) Esistono opinioni controverse su quasi tutti i temi scientifici, e per valutarne l’attendibilità non servono i titoli accademici né il prestigio cattedratico di chi le ha espresse. Ricordatevi la frode del cosiddetto”Uomo di Piltdown”, il più grande bidone scientifico della storia. Il reperto “fossile” (una calotta cranica e una mandibola), dissotterrato nel 1912 nel Sussex, fu battezzato “Eoanthropus dawsoni” dal nome di Charles Dawson, lo scopritore, e per 40 anni fu ritenuto dai più illustri paleo-antropologi mondiali il famoso “anello mancante” tra umani e primati. Nel 1952, però, la datazione al carbonio dimostrò che il cranio aveva solo 600 anni, e la mandibola era di un orango, coi denti limati e ‘aggiustati’. Non era stato un errore, insomma, bensì un falso consapevole: tutti i frammenti ‘fossili’ trovati a Piltdown (tra cui una presunta ‘mazza da cricket’ preistorica) erano stati sotterrati lì apposta. Conclusione: se è potuta succedere una roba simile, si comprende come mai per l’ecotalebano-tipo, ogni studioso che sostiene le sue teorie paranoiche è sempre un coraggiosissimo (perché osa ergersi contro la ’spectre’ delle multinazionali avvelenamondo), e preparatissimo (perché gli dà ragione) scienziato, uno degno del Nobel. Viceversa, lo studioso che gli dà torto è invariabilmente un sorpassato, un ambizioso che mente per farsi notare dai media cantando fuori dal coro, un venduto alla ’spectre’ privo di credibilità.
2) Anche se studi e statistiche sono veri, il modo di presentarli si presta a molti trucchetti. L’articolo cui inneggia Fo («Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale Pub Med») induce a pensare che tutte le altre 434 ricerche siano giunte alla stessa conclusione. Ma non è così. E inoltre non si dice chi le ha condotte, con quali fondi, né quante sono state quelle discordi… Quanto alla ‘biblioteca Pub Med’, chi la gestisce, chi la finanzia, con quali criteri sceglie i testi consultabili sul suo sito? Perché, voglio dire, se vado nella biblioteca di Legambiente (supposto che ne abbiano una), difficilmente troverò un testo contrario alla tesi del global warming.
3) Non basta scrivere che «Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20%». Cosa s’intende per “prossimità”? Un raggio di 1, 10, 50 km? Se poi si parla di aumento dei casi di cancro (e di quale tipo?) in percentuale, bisogna premettere quanti se ne registravano prima della costruzione dell’inceneritore. Perché se prima si è ammalata, poniamo, una persona su mille, e dopo se ne sono ammalate tre, si può anche strillare che “i casi di cancro sono triplicati”, seminando il panico, ma i casi restano sempre solo 3 su 1000, cioè un’incidenza nella norma. Bisogna riferire anche di quanto è cresciuta (percentualmente) l’insorgenza dei tumori, nello stesso periodo, altrove. Infine occorre poter provare senza ombra di dubbio che l’insorgenza del cancro è legata alla presenza dell’inceneritore, e non ad altri fattori come tralicci, antenne, acque inquinate, cibi tossici, fumo di tabacco, smog da traffico, ecc. Il nesso causa-effetto è il punto debole degli ecocatastrofisti e degli statistici in genere, che dovrebbero limitarsi a contare, e invece sui numeri “ragionano” e traggono deduzioni. Per spiegare questo concetto, cito sempre il “paradosso del letto”: poiché il 90% dell’umanità muore nel letto, se ne può dedurre che il letto sia un pericolo mortale?
4) In Europa erano già in funzione sei anni fa 354 inceneritori, sparsi in 18 paesi. Oggi gli impianti sono molti di più, ed è previsto che entro il 2012 (fra soli 4 anni) superino le 500 unità. A questo punto la domanda è: ma sono tutti scemi gli europei? Tutti sadomasochisti? Tutti cinici assassini? Possibile che i politici, gli scienziati, i giornalisti di 25 paesi siano tutti corrotti, tutti pagati dalle ecomafie? Forse gli inceneritori comporteranno qualche danno collaterale, dico mica di no, ma il caso Napoli dimostra che il gioco vale la candela, anche perché non c’è attività umana che non ne comporti. Ogni lavoro, hobby, sport, cibo, bevanda, atto sessuale, bacio è potenzialmente mortale.
5) Nessuno rinfaccia mai agli ecocatastrofisti che l’unica cosa davvero pericolosa, quella che provoca sul serio gravi danni psicofisici (ipercolesterolemia da ansia, infarti ed ictus ad essa collegati, nevrosi debilitanti, depressione acuta, malattie psicosomatiche, psoriasi, asma, ulcere gastriche, coliti nervose e via elencando…) è la paura. Quella fottuta paura che i cocomeri inculcano nella gente semplice coi loro continui “al lupo al lupo. Quella paura che, se non ci farà ammalare tutti, ci fa comunque vivere male. Così male che un bel giorno qualcuno si ribellerà e dirà a Grillo: “Ma vacci tu, affanculo!”