Buon inizio (almeno quello!) di 2009
Ringrazio ed auguro buon anno a chi ha la pazienza di seguire questo mio blog, ma non resisto alla tentazione, visto che ho acceso il Pc, di buttare un occhio anche su Facebook. Anzi, la trasformo in post, quest’occhiata, così chi non è ancora entrato nel nuovo grande gioco di FB (FaceBook) se ne fa un’idea. In questo istante, ad esempio, sulla mia HP (Home Page) leggo che Jacopo e Uca sotto la neve con spritz “leggero” fanno gli auguri a tutti. Non so chi siano ’sti due, ma se figurano sulla mia HP vuol dire che li ho “fatti amici”, e questo vi dà già la misura di quanto sia distorto su “faccialibro” il concetto di amicizia. Ma proseguiamo con le notizie SLQNPD (Senza Le Quali Non Potrei Dormire): Ale passa il capodanno a casa con amici. Toni, criptico, fa auguri particolari agli isolani (siculi, sardi, elbani, capresi?) con charme da Mobilificio Aiazzone (consegna in tutta Italia, isole comprese).
Poi c’è un’orgia di targhette da taxi (libero/occupato), per non voler fare il cattivo parlando di altre targhette analoghe solitamente presenti su altre porte. Alludo a tutti quelli che ritengono doveroso annunciare alla piazza virtuale di FB di essere passati da fidanzati a single, o viceversa. Ma in fondo può servire anche quello. A trovare un rimpiazzo nel primo caso, o a scoraggiare gli spasimanti nel secondo. L’autoreferenzialità affligge la maggioranza di chi va in FB: c’è chi mette le foto della gita al mare o del dolce appena sfornato, c’è chi cambia frase ogni mezz’ora nel suo box “che fai ora?” (e ci dice che ha sonno, che ha freddo, che sta studiando, che sbadiglia, che va a far shopping… ma mai la cosa che gli augurano tutti, cioè che va a cagare), poi c’è chi pubblica il video di qualche sua performance inaudita (come guidare la moto…) e chi incolla nelle “note” versi di poesie non sue, brani interi di libri ed altra roba, per far vedere che è colto.
Oggi, ad esempio, ho trovato questa sbrodolata (alla “IF” di Kipling), che ho battezzato “Appello alla laica santità”. Sentite che roba: Siate degli attenti; siate degli appassionati; siate sempre rispettosi di chiunque e della sua natura, anche dei vostri stessi errori o difetti che meritano pazienza per il miglioramento; siate in armonia con la natura e con i suoi spazi e le sue regole; siate in silenzio piuttosto che creare disarmonie; siate colti senza sembrarlo, semplicemente lasciando che le cose vi raggiungano e sedimentino dentro di voi; siate saggi nel mettere in pratica ciò che scoprite di positivo e diventate silenziosamente esempio senza bisogno di dare insegnamenti; e sappiate “ascoltare”, con la coscienza e con il corpo, perché tutto intorno a voi parla e vi parla, non soltanto le voci delle persone, ma gesti, rumori, colori, calori, spazi, vuoto e bellezze inimmaginabili, se si ascolta e si guarda davvero intorno: come in un viaggio in motocicletta, senza barriere, senza artefatte protezioni, senza aiuti caritatevoli o prezzolati per la manutenzione: nell’enigma della vita siamo soli, e singolarmente dobbiamo risolverla per poter trasmettere ad altri la nostra serenità.
Mettere i due punti per due volte nella stessa frase è un errore blu. Cosa dite? Pignolo, io? Ma è l’autrice del brano che mi ha ordinato di esserlo nell’incipit: “siate degli attenti”. Io obbedisco, sto attento, e segno l’errore col lapis blu. Pensando però a come cazzo sarà stato grosso quel bacio Perugina, per poter contenere sotto la stagnola dell’involucro un brano così lungo.