Ditemi voi cosa fareste al posto mio
Oggi ho trovato per l’ennesima volta i fiori strappati, alla palina. Da ottobre, quando il matto mi ruppe il polso davanti al cancello della sua villa (mentre gli chiedevo perché aveva lacerato con un coltello gli occhi della foto di Titti) succede quasi ogni giorno. Io metto, lui toglie. Ormai non segnalo neanche più i suoi raid a suo fratello, che fa l’avvocato. Tanto non serve. Giovanni ha seri problemi psichici, è già stato internato coattivamente per due volte, senza alcun miglioramento, e non dà retta a nessuno, neanche ai genitori e al fratello. Neanche ai carabinieri.
Io non so più cosa fare. Ad un certo punto ho persino pensato che fosse un segno mandatomi da Titti perché smettessi di mettere i fiori alla palina, ma poi i suoi compagni mi hanno esortato a non desistere. Quel luogo sempre fiorito è diventato per loro e per chi passa da Viale Thovez un posto di pace, che per un verso funge da monito ai giovani che sfrecciano lì di fianco in moto troppo velocemente, e per un altro funziona da appuntamento volante, da luogo di colloquio per gli amici di Titti che le vogliono rivolgere un pensiero, una preghiera, un saluto. Un posto senza orari e sempre aperto, non come il cimitero, che ha orari precisi, a una certa ora apre, a una certa ora chiude, e poi è scomodo da raggiungere.
Infatti, quando trovo (e succede spesso) una cicca pestata davanti alla palina, capisco che qualche amico (o amica) di Titti si è fermato lì a fumare e a salutarla. Se la cicca non è pestata potrebbe anche essere stata buttata dal finestrino di un’auto di passaggio, ma se è pestata è proprio quella fumata da qualcuno che si è fermato lì apposta. E a me la cosa fa piacere, scalda il cuore.
Ho anche pensato che l’insistenza ossessiva del matto nel portare via i fiori sia una prova per la mia pazienza, per la mia capacità di sopportazione, doti nelle quali non ho mai brillato in vita mia. Una specie di esercizio-espiazione, visto che ancora l’anno scorso, a 62 anni, sono stato licenziato dal giornale per aver perso la pazienza e aver litigato duramente col direttore. Però è difficile. Tanto, troppo difficile. Ogni volta che trovo tutto strappato, tutto sottosopra (oggi il matto aveva persino voltato dalla parte opposta il catarinfrangente giallo con la foto di Titti) devo respirare a lungo e profondamente per dominare la rabbia, per non formulare nella mia mente pensieri feroci di vendetta. Poi, pian piano, mi calmo e riesco anche a pregare. Però sono sempre più stanco…