Come ti tutelo le tute
I numeri non piacciono, alla gente. E’ distratta, si confonde, non ha voglia di riflettere sulla cifra udita per capirla, comparandola ad altre udite in altre situazioni, e farsene un’idea precisa. Quando si seppe, ad esempio, che per il terremoto irpino del 1980 erano stati erogati 60.000 miliardi (di allora) la gente non capì bene. Avevi un bel ripeterglielo, al massimo allargava le braccia: “eh…le solite ruberie, i soliti furbastri…” Macché ruberie, macché furbastri! Fu una rapina colossale, biblica, grazie alla quale la camorra e il sottobosco politico locali fecero un decisivo “salto di qualità”. Quella cifra, ai prezzi di allora, equivaleva al costo di costruzione di un milione di alloggi, come dire 500 (diconsi cinquecento!) paesi nuovi di pacca, consegnati chiavi-in-mano.
Comincia a capire ora, la gente. Forse. Perché vede che in Campania dopo 29 anni ci sono ancora baraccati nei containers mentre 60mila miliardi sarebbero bastati per dare duecento milioni in mano ad ogni terremotato, neonati compresi. Ma ormai è tardi per indignarsi, supposto che serva. E la giostra continua. Pomigliano d’Arco è da giorni ostaggio dei 5000 lavoratori Fiat, preoccupati del destino industriale campano.
A Torino la feroce ne ha sbattuti per strada dieci volte tanti, senza che facessero tutto quel casino, ma se uno si ricorda dei 5000 “disoccupati organizzati” assunti (inutilmente) da Bassolino durante l’emergenza-rifiuti capisce che è proprio quello, il punto. Gli operai napoletani rifiutano la cassa integrazione perché sanno che prima o poi lo Stato (o la Regione) cederà, e gli concederà la pensione anticipata o li sistemerà qui e là come dipendenti pubblici fissi. Vogliono i soldi, sicuri e reversibili, al 27. Vedrete, dopo, come se ne fregano del “destino industriale campano”.