Friday, June 26, 2009

Il lato positivo di Gomorra

Bisognerebbe che nelle scuole facessero leggere “Gomorra” invece dei classici. Tanto, ormai, dall’ignoranza post-sessantottesca non ci salviamo più, basta scorrere Facebook per rendersene conto. Tanto vale che i giovani sappiano. Quello di Saviano non è un romanzo, come crede chi non l’ha letto (e pensa di colmare la lacuna vedendo il film), ma una lunga e dettagliata inchiesta che fa capire come funziona in Italia il rapporto fra economia reale e sommersa, mostrando nei dettagli come è strutturata e con quale raffinata logica imprenditoriale agisce la moderna criminalità organizzata.

Spiega, ad esempio, che i più grandi fatturati (ante-fallimento) della Cirio e della Parmalat venivano fatti nei mercati del sud, monopolizzati dai clan. La domanda è: quanto ci guadagnò la malavita “col colletto bianco” nel crack di quelle due aziende? Nessuno potrà mai rispondere. Se c’è un denominatore comune in tutti questi scandali (da quello della Banca Romana del 1892 ai “casi” Ambrosiano, Banco di Napoli, Irpiniagate, Ferruzzi…) è l’inutilità dei processi, la trasversalità politica dei responsabili e il mancato recupero del malloppo, nonostante si trattasse di cifre colossali.

I maneggi sulla Sme fra Prodi e De Benedetti, o il regalo dell’Alfa ad Agnelli, sembrano punture di zecca davanti ai 26mila miliardi (in lire del 2000) del crack di Tanzi, e ai 60mila miliardi (in lire del 1980) dello scandalo Irpiniagate, ma di quell’oceano di soldi non s’è trovata che qualche goccia (anche perché non sono stati cercati con la stessa ostinazione usata per i fondi neri di Berlusconi…). Da quanto scrive Saviano, il sospetto che i burattinai in giacca e cravatta se li siano spartiti con quelli “in coppola e lupara” (che oggi sono in giacca e cravatta anche loro, e al posto della lupara hanno a disposizione interi arsenali di armi da guerra nell’Europa ex comunista) è forte.

E spiegherebbe anche come mai in Italia, dove l’economia “emersa” è alla canna del gas, la crisi si senta meno che altrove. Come il sistema della corruttela politica e dei grandi scandali finanziari, l’attività dei clan è una vera e propria economia parallela, totalmente esentasse, i cui utili devono però  essere “lavati” nell’economia emersa (è lì la “tassa”) e infine reinvestiti o spesi. Si vede che i tizi che girano con autista e scorta (appartengano essi all’una o all’altra categoria) ne spendono gran parte qui. E dove gira il grano, la crisi morde meno. 

Posted by manlio collino in 21:45:00
Comments

2 Responses

  1. appropo' says:

    c’è un lato positivo di Gomorra: il lato A (la cover).
    Il lato B è Sodoma…

  2. appropo' says:

    mai fatto un collegamento con il problema dell’evasione fiscale?
    Con il problema di dove ci si perde nell’analisi statistica cercando di passare da flussi e grandi aggregati al comportamento del singolo (tipica applicazione da matematica del caos, si sa dove va a finire l’acqua, ma non si può conoscere che strada farà ogni singola goccia)?
    Con la colpevolizzazione di chi paga?

Leave a Reply