Come rifiutare?
D’estate, battendo le periferie alla ricerca di “fiori di fosso” per la palina, vedo montagne di rifiuti ’secchi’ (masserizie, rottami, latte vuote, macerie…) scaricati abusivamente nei luoghi più nascosti. Ogni tanto qualche associazione ambientalista organizza “giornate della pulizia” sui litorali o nei parchi, ma queste iniziative (pur lodevoli) giovano poco sul piano educativo. Quei volontari sono già sensibilizzati sul problema. Non sono loro che sporcano. Nel mio cortile, tanto per dire, c’è un Crai frequentato dalle ricche famiglie collinari, eppur vedeste cosa buttano in terra da quei Suv! Pacchetti di sigarette vuoti, kleenex, cicche, giornali, involucri, guanti da frutta…
Di questa educazione spicciola le famiglie si occupano sempre meno, e le scuole non riescono a sopperire. Aiuta un po’ la pubblicità-progresso con manifesti e spot, ma si dovrebbe potenziarla affiancandole messaggi occulti, come si fa col fumo. E ci sarebbe da lavorare sia in ambito preventivo che curativo, perché la profilassi va bene, ma una volta che ti sei ammalato bisogna che all’ospedale ti curino. Fuor di metafora, va bene lottare contro la maleducazione, ma occorre anche pensare a chi è pagato dallo Stato per togliere i rifiuti dalle strade e non lo fa, o lo fa male. Brunetta ha ottenuto qualcosa contro l’assenteismo, ma la produttività dei pubblici dipendenti (protetti dai sindacati e dalla magistratura del lavoro) è ancora scandalosamente bassa e ciò, insieme agli sprechi, fa imbestialire chi non ha lo stipendio garantito al 27. Il popolo delle partite Iva finisce per sentirsi quasi autorizzato ad evadere le tasse, per ritorsione.
Prima regola, dunque, non sporcare. Seconda, chi è pagato per farlo, che pulisca. Ma una terza ancora sarebbe da osservare: si agevoli chi non vuole sporcare, invece di multarlo appena lascia una damigiana sfondata vicino al cassonetto. Le raccolte a domicilio sono aleatorie e le discariche non accettano tutto (e fan pagare somme folli per il poco che lasciano scaricare), così la gente esasperata vuota tutto nel primo angolo buio fuori mano. Anche chi non ci pensava, vede i mucchi e si fa tentare. Basterebbe lasciar libertà di deposito accanto ai cassonetti, senza pericolo di multe: meglio lì che nei fossi. E’ giusto convincere il cittadino a non buttar via roba a casaccio, ma è anche doveroso dirgli, quando è convinto, dove metterla. Senza tante complicazioni e soprattutto senza spese aggiuntive oltre quelle (già assurde) della Tarsu. Se no, la convinzione gli passa.