Friday, October 30, 2009

Gladio in carpione

Prima dell’argomento del giorno (Gladio) un ultimo accenno a Conciata. Commentando a “Prima Pagina” la bagarre scatenatasi fra i retroscenisti su chi sia “chiappe d’oro”, s’è imbattuta stamattina nelle dichiarazioni di Gasparri: “Non vorrei che si equivocasse, in questo clima di caccia alle streghe, sull’episodio di qualche anno fa, quando fui fermato dai carabinieri mentre andavo al circolo Canottieri, ma avendo sbagliato strada ero passato in un viale dove battono i viados”. Notare che fu lo stesso Gasparri a raccontare l’episodio agli amici, una volta giunto al ristorante. Nonostante ciò “Sconcia” De Gregorio, con l’aria di chi la sa lunga, ha commentato: “sì, certo, dicono sempre così… hanno tutti sbagliato strada quando vengono sorpresi dalle parti dei viados… anche Sircana lo disse”. E bon. Il morso perfetto, rapido e letale, della vipera rossa (la più pericolosa, perché sembra un’innocua biscia d’acqua, e invece è velenosissima). Non ha precisato che Sircana fu seguito e fotografato ripetutamente mentre contrattava la prestazione con diversi viados, mentre Gasparri fu solo fermato e identificato dai caramba perché transitava a tutta birra, essendo in ritardo. Quello no. Le bastava inoculare il veleno, cioè il sospetto che “anche Gasparri, hai visto mai…”. Questa è la sinistra, signori.

La stessa che dedica sulla Stampa una pagina intera alla dichiarazione del figlio del mafioso Vito Ciancimino: “Mio padre apparteneva alla Gladio”, come per suggerire che la Gladio fosse roba da mafiosi. Invano Cossiga, che ha sempre e fieramente ammesso d’aver fatto parte della Gladio in ruoli di comando, ha commentato: “Mi pare strano, un gladiatore in Sicilia. Il pericolo era da tutt’altra parte”. Infatti l’invasione sovietica, secondo quanto rivelato da Mitrockhin, era prevista dal Tarvisio. Diavolo d’un Cossiga! I rossi gli davano del pazzo, quand’era Presidente della Repubblica. Vauro lo disegnava su “Cuore” con lo scolapasta in testa, senza che i compagni strillassero per “l’offesa alla massima carica dello Stato” come strillano quando Berlusconi osa criticare (non dar del matto, badate bene) Scalfaro o Napolitano. Ipocriti e doppiopesisti. Come sempre. Come quando si sdegnavano per la scoperta di una rete anticomunista collegata alla Cia (la Gladio) mentre una rete speculare finanziata dal Kgb era attiva in Italia fin dagli anni ‘40.

La commissione Mitrockhin ha ricostruito le mosse del Kgb e dei servizi segreti dell’Est nell’attentato al Papa (l’arruolamento di Agca, il suo addestramento a Sofia nei tre mesi precedenti l’ attentato, gli appoggi, la rete logistica e le coperture assicurategli in Italia), nel sequestro Moro e nella strage di Bologna. Il giudice Imposimato, che indagò sull’attentato al Pontefice, conferma che dopo il suo fallimento scattò la “operazione Papst”: vennero rapite Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi per ricattare Wojtyla e Pertini e costringerli a liberare Agca, che in carcere aveva cominciato a confessare. Nessuno all’epoca si mobilitò per far cessare quell’andirivieni di spioni, rapitori e sicari rossi? Nessuno. Il muro di Berlino era ancora in piedi, il cadavere di Moro era ancora caldo, le sovvenzioni sovietiche al Pci e alla Gladio rossa arrivavano ancora, copiose e regolari, e la speranza di un’invasione sovietica (Mitrockhin ne ha portato a Londra i piani dettagliati) seduceva troppo gli ex-sessantottini appena sbarcati in magistratura. Oggi l’Urss è scomparsa, e con essa la speranza della rivoluzione in Italia. Però si può sempre rispolverare la Gladio in chiave propagandistico sputtanatoria, specie se riemerge in odore di mafia. Ghiotto gossip, per i compagni che si sono specializzati nel ramo.

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Thursday, October 29, 2009

Concita, come sei conciata!

Nel suo editoriale odierno la direttora dell’Unità “Conciata” De Gregorio fa il gioco perverso che mi diverto sempre a smascherare e sputtanare: quello del comunista che urla “Ahi! Mi fai male!” mentre picchia l’avversario legato. Il titolo dell’articolo è “Comunisti, fate silenzio” e ce l’ha con Berlusconi che osa reagire contro le persecuzioni giudiziarie. Se fosse una storia a fumetti, la si dovrebbe disegnare così: col premier legato e bastonato (ricordate il gruppo su Facebook “Morte a Berlusconi”?) da un’orda di compagni assatanati nelle cui mani i randelli han forma di giudici, giornalisti, scrittori e cabarettisti. Dalla bocca del suppliziato esce un flebile fumetto: “basta, vigliacchi!”. Da quella di ogni boia un fumettone maiuscolo: “zitto, fascista, mafioso e puttaniere!”. Ma siccome l’Unità vende sì fumo, ma non è un giornale di fumetti, Conciata fa il gioco che dicevo, e grida ahia! al posto del bastonato. Eccovi l’incipit.

«I giudici e i giornalisti lo fanno impazzire. Quelli che fanno il loro mestiere naturalmente, certo. Quelli che non può comprare. Li chiama comunisti, termine che usa come insulto dunque non è possibile rispondergli con ragionevolezza ferma che il comunismo non c’entra con l’esercizio di una funzione di controllo o meglio c’entra, ma sarebbe un discorso inaffrontabile con uno che considera “una vecchia storia” quella degli anni Novanta (le stragi di mafia, Mangano lo stalliere di Arcore, la trattativa, avete presente?). Le origini della storia politica contemporanea di questo paese non sono un tema di cui dibattere con Berlusconi. Non gli interessa. Gli interessa solo la sua personale vicenda e difatti è solo sui suoi processi che perde il controllo». Volete che vi rivolti questo calzino puzzolente? Non è affatto difficile. Metto le menzogne di Conciata in grassetto, così le vedete meglio.

Comunisti fate silenzio frase mai pronunciata dal Cavaliere. Al massimo (e fra amici) ha detto “sarebbe ora che i comunisti la smettessero di perseguitarmi”. Quelli che fanno il loro mestiere di penne-killer al soldo del partito Quelli che non può comprare quelli che “non gli interessa” comprare. A parte che “quelli” si sono già venduti al Pd, se Berlusconi davvero comprasse giornalisti, coi miliardi che ha ne avrebbe legioni a suo servizio Li chiama comunisti, termine che usa come insulto esattamente come fa la sinistra da 60 anni col termine fascisti il comunismo non c’entra con l’esercizio di una funzione di controllo vero: il comunismo controlla (con fare occhiuto da Lubjianka) solo i suoi membri interni (e infatti ha espulso la Binetti), ma coi nemici non perde tempo in controlli. Spara subito. Usa la persecuzione sistematica, la disinformazione metodica, la menzogna ripetuta fino alla nausea perché sembri mezza verità

Sarebbe un discorso inaffrontabile con uno che considera «una vecchia storia» quella degli anni Novanta però lo dice nel 2009, cioè vent’anni dopo. Loro, invece, consideravano “vecchie storie” gli assassinî delle Brigate Rosse degli anni ‘70 e ‘80, e lo scrivevano già nei primi anni ‘90, cioè dieci anni dopo. A cadaveri ancora tiepidi. Le origini della storia politica contemporanea di questo paese non sono un tema di cui dibattere con Berlusconi né con altri. Sembra quasi un lapsus freudiano. In effetti i compagni non dibattono “la storia” con nessuno. Impongono a tutti “la loro storia” e basta. Fin dalle elementari. Quanto alle origini, al Cav non interessano le persecuzioni giudiziarie (e giustamente) se non le si definisce per quel che sono: vendette. Se non si parla, prima di esse, del golpe di “mani pulite” fallito dal Pci/Pds. I compagni si sono vendicati e continuano e vendicarsi su Silvio perché ha rotto la loro “gioiosa macchina da guerra”. Gli interessa solo la sua personale vicenda sì, perché è solo, stucchevolmente su quella (e non anche su Agnelli, De Benedetti, Nesi, Prodi, le Coop…) che la sinistra si concentra da 20 anni, con accanimento, doppiopesismo, faraonico spreco di risorse pubbliche, disinformacjia e ogni altra bassezza difatti è solo sui suoi processi che perde il controllo cioè osa protestare, senza perdere alcun controllo. Dice solo ahi, basta! Ma quello è il copione dei compagni, solo loro lo possono gridare mentre lo picchiano, altrimenti si fa confusione. Infatti strillano “come ti permetti di imporci il silenzio?”, ma lui DEVE tacere. Questi sono i metodi comunisti. Da Lenin in qua. Mai cambiati.

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Wednesday, October 28, 2009

Obama non li ama

Se è vero che la pandemia di influenza A è una colossale bufala mondiale (come ha scritto a chiare lettere su Internet Marc Gentilini, Direttore della Croce Rossa dal 1997 al 2003, membro dell’Accademia di Medicina, e professore specialista in malattie infettive e tropicali), cioè un imbroglio ideato per arricchire certe case farmaceutiche (prima fra tutte la Roche, ma anche la Gilead di Donald Rumsfeld), Obama che l’ha dichiarata “emergenza nazionale” è complice della truffa? Non necessariamente, secondo me. Il fatto è che lui, come quel garula di Bush Jr. e come tutti i presidenti Usa del dopoguerra, è solo un personaggio “costruito” e spinto alla Casa Bianca da potentissime lobbies, attraverso costosissime campagne elettorali. Questi burattini, quando vengono eletti, si devono pure sdebitare, in qualche modo. Altra cosa è invece l’immagine che di Obama la sinistra italiana ha voluto costruire (complice Uòlter, che assimilandosi a lui intendeva cavalcare l’onda obamofila scatenata sui media da tutte le redazioni progressiste del pianeta). Ora che il primo presidente negro (sì, io dico negro, dal latino niger, e me ne frego del politically correct) degli Stati Uniti sta deludendo le aspettative evocate da Veltroni, il Pd tace, imbarazzato. E’ l’ennesima randellata che gli arriva in testa, l’ennesima delusione che lo ha ridotto, fra guerre intestine e mancanza d’argomenti politici nuovi, a fare opposizione con il gossip, passando dalla mitica guerra partigiana alla mefitica guerra portinaia. Eccovi un po’ delle batoste prese dalla sinistra sul “sentiero di Obama”.

- I compagni speravano che Obama snobbasse Silvio, invece lo ha subito accolto cordialmente alla Casa Bianca. I compagni allora si sono messi a sparger merda sullo stato dell’economia italiana, facendo scrivere dai loro amichetti della stampa “progressista” inglese e tedesca che l’Italia non era degna di organizzare un G8 e di farne parte. Speravano con ciò che i grandi della terra boicottassero il G8 dell’Aquila (magistrale mossa del Cav, lo spostamento in pochi giorni del summit dalla Sardegna all’Aquila, in culo a Soru!) e invece il summit è stato un successo, riconosciuto dai media di tutto il mondo (meno i nostri).

- I compagni speravano che Obama dimostrasse, specie nelle sue uscite ufficiali all’estero, come si comporta un vero presidente (non fa il simpaticone a tutti i costi, non fa le corna agli amici nelle foto, non fa battute politicamente scorrette), invece al G8 è successa una cosa incredibile: il Presidente Usa è andato a visitare in veste ufficiale il “ground zero” del terremoto (il centro storico dell’Aquila, dove si sentiva ancora l’odore dei morti) presentandosi in MANICHE DI CAMICIA, mentre Berlusconi e tutti gli altri erano in abito scuro e cravatta! E non basta: nella foto finale si è addirittura INGINOCCHIATO allegramente di fianco alla presidentessa della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane (che è quasi nana) per portarsi alla sua altezza. Poi le ha messo un braccio intorno al collo, ridendo. Se queste cose l’avesse fatte Silvio, la stampa radical chic di mezzo mondo l’avrebbe letteralmente MASSACRATO (ricordatevi il pandemonio che scatenarono, con accuse esplicite di razzismo, quando Silvio definì scherzosamente “abbronzato” Obama). Se a onorare i morti in maniche di camicia e a inginocchiarsi ridacchiando accanto a una nana fosse stato il Cav, quelle immagini avrebbero fatto il giro del pianeta, le avremmo viste e riviste nei Tg e nei talk show milioni di volte. Ma siccome l’ha fatto Obama, la stessa stampa “progressista” ha sbrigativamente liquidato il tutto come “un simpatico siparietto” e ne ha sepolto le immagini in archivio. Meno male che su Google si trovano!

- I compagni speravano che Obama, almeno, varasse per la prima volta nella storia americana una riforma sanitaria seria, a favore dei meno abbienti (che in realtà in Usa venivano già curati a spese del governo, anche se meno bene di chi è assicurato o di chi può pagare), invece la riforma sanitaria di Obama (che in realtà è un’idea di Hillary Clinton) è stata prima edulcorata (cioè ridotta ad un’assicurazione sanitaria da vendere ai più poveri a prezzo politico, però pur sempre da pagare) e poi si è arenata nelle secche parlamentari.

- I compagni speravano che Obama si ritirasse dall’Afghanistan, e invece lui ha detto che avrebbe mandato in guerra 13mila uomini in più. I compagni speravano che il presidente all’ultimo momento imbrogliasse la potente lobby militarista americana e ne mandasse in guerra un po’ di meno, invece è addirittura saltato fuori che ha detto 13mila alla stampa per non far incazzare l’opinione pubblica americana, ma in realtà ne ha mandati il doppio.

- I compagni speravano che questa mossa aggressiva di Obama passasse inosservata, invece quei goliardacci burloni di svedesi (gli stessi che a suo tempo avevano già preso per il culo la sinistra italiana dando il Nobel per la letteratura a Dario Fo) hanno preso per il culo anche la sinistra americana dando a Obama (comandante in capo dell’esercito Usa in due guerre d’aggressione, nelle quali ha aumentato l’impiego d’armi e uomini) addirittura il Nobel per la pace. Il mondo ride ancora adesso.

I compagni, invece, stanno cominciando a piangere, e soprattutto non sperano più.

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Tuesday, October 27, 2009

Isogatti piemontesi

Il commento di Pasquale al post di ieri merita un altro post sullo stesso argomento. E non basterà neanche. Comunque, per sgombrare il campo da ogni sospetto di mia ostilità preconcetta (la presunta “buona dose di campanilismo” che Pasquale mi rinfaccia) chiedo scusa per il “ben gli sta”. Non ci si deve mai rallegrare dei mali altrui. Poi però vengo al punto dei “dati inesatti” e dico forte e chiaro: non ci casco, Pascà. Evidentemente tu sei un antinuclearista convinto (opinione che non condivido, ma rispetto), ma la lunga polemica epistolare che ebbi nel 2005  con i “No Tav” valsusini, a causa dei miei editoriali “Pro Tav” su Torino Cronaca, mi ha fatto capire due cose. La prima è che con gli antiqualcosa o i proqualcosa “convinti” non c’è argomento, dato scientifico o citazione che serva, perché essi continueranno a definire disinformato, in malafede e venduto al potere ogni scienziato, tecnico o giornalista che osi contraddirli e ad osannare come degno del premio Nobel chiunque li appoggi. La seconda (vista la tua trasparente autoironia assolutoria nel presentarti come “rivoltoso della Magna Grecia” e “brigante dello Jonio”) è che la “belle histoire” della resistenza (parola magica, a sinistra…), il mito delle barricate d’ogni tempo, delle Bastiglie e dei Guglielmi Tell, porta solo violenza, sangue, odio e rancore. E sai perché? Perché la paranoia metodica, la denuncia sistematica di presunti nemici in agguato, di complotti in atto e di pericoli mortali incombenti, serve solo per aizzare la base. E’ un metodo classico, tipico delle sette fanatiche e dei regimi totalitari, da sempre. Anzi: una cartina di tornasole per riconoscerli. Da queste due cose deriva la mia convinzione che ogni discussione tecnica sul sito di Scanzano, con te o con altri, sarebbe inutile, oltre che noiosa per i lettori del blog. A me bastano i risultati del lungo periodo. Diedi torto ai No-Tav valsusini, ed oggi in Val di Susa la Tav si farà. Diedi torto agli antinuclearisti scanzanesi, ed oggi la scelta energetica italiana è tornata all’opzione nucleare. Io sono al soldo della Spectre, naturalmente.

Ma in te, Pasquale, altre all’atomofobia c’è anche quella “sindrome nimby” che sfioravo ironicamente ieri, parlando di rotte aeree inquinanti da spostare. Attento, Pascà: quello è un atteggiamento egoistico che, se accettato, paralizzerebbe ogni iniziativa pubblica. Capisco che a nessuno piaccia avere, al ristorante, il tavolo vicino al cesso, ma se il locale è zeppo, qualcuno ci si dovrà accomodare. Chi sarà? Dipende da tante cose. Quando arriva… ha prenotato o no… è amico dell’oste… è in divisa o meno… si fa aria col giornale o con un biglietto da 100 euro… Tutte allegorie della politica. Anche per le scorie nucleari è lecito discutere, premere, brigare, ma alla fine bisognerà decidere. Perché mentre noi sprecavamo migliaia di miliardi per smantellare costosissimi impianti nucleari all’avanguardia, mentre disperdevamo con la scelta antinucleare un preziosissimo know how industriale che ci vorranno decenni a ricostitiuire, mentre ci baloccavamo mettendo all’entrata dei paesi quei ridicoli cartelli “Balengopoli – comune denuclearizzato”, la Francia ci piazzava le sue centrali nucleari appena oltre le Alpi, e ora ce ne vende (a caro prezzo) la corrente.

Ultima annotazione per te, Pasquale, e quelli come te. Le responsabilità della criminalità organizzata sono sempre “falsità” quando fa comodo e “verità che lo Stato cerca invano di celare” quando si celebra la morte di Falcone o si vede Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, costretto a vivere sotto scorta giorno e notte. Anzi, vuoi un consiglio, Pascà? Leggiti quel libro prima di scrivere ingenuità come “non ne ho visto uno di delinquente, fra i manifestanti. C’erano preti, bambini, gente che ha lavorato una vita la terra…”. Quando mai le cosche sono scese in piazza in prima persona? I boss comandano, e mandano. Non vanno. E se qualche picciotto può essersi mescolato alla folla per aizzarla (come già facevano gli estremisti rossi e gli ambientalisti fanatici), stai tranquillo che non indossava la maglietta con su scritto “ndrangheta”. Oppure, se tu continui ad escludere che ci fossero, vuol dire che li conosci, uno per uno… Ma non lo credo. Mi sembri una brava persona, Pascà. Stai pure tranquillo, ci terremo le nostre scorie a bagno nel vercellese, e vi lasceremo godere la vostra “terra verde e ricca di frutteti”. State attenti al riso, però. Prima di mangiarlo, spegnete la luce. Se è fosforescente, vuol dire che viene dalle parti di Trino. Dovete buttarlo via. Voi della Magna Grecia non siete abituati a magnare isotopi come noi, isogatti piemontesi.

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Monday, October 26, 2009

A scorieggiare male, te la fai sotto

Sì. I calabresi si stanno cagando sotto per le scorie radioattive sparse nelle loro campagne e nel loro meraviglioso mare dalla stessa ‘ndrangheta che capeggiava qualche anno fa la rivolta anti-scorie a Scanzano Jonico. Ben gli sta. Così imparano. A Scanzano le scorie sarebbero state stoccate in fusti d’acciaio inox spesso 20 cm (in grado di resistere integri ad un lancio da 400 metri d’altezza), a loro volta annegati in sarcofaghi di cemento armato spessi alcuni metri (abilitati a resistere a sismi del 10° grado della Scala Mercalli) e sepolti a 800 metri di profondità nel cuore di uno strato di salgemma (sale fossile) protetto da due strati d’argilla, sopra e sotto. Immaginate un tramezzino fossile: lo strato di salgemma (spesso 250 metri) che sta sotto Scanzano è il prosciutto, e i due strati d’argilla elastica (quindi antisismica) e impermeabile (quindi antialluvionale) spessi 600 metri caduno sono il pancarré. Un sito a prova di bomba atomica. Un magazzino giudicato tra i più sicuri al mondo, se non il più sicuro. Eppure no. Vi ricordate il casino che scoppiò nel 2003? Barricate, incendi, feriti… Non se ne fece nulla.

Adesso i rivoltosi della Magna Grecia hanno scoperto di convivere da oltre 20 anni con scorie radioattive sepolte in campagna sotto qualche badilata di terra (o affondate in mare a 500 metri di profondità) dentro normali fusti di ferro da olio minerale. Ripeto. Ben gli sta. Almeno stanno alla pari con noi piemontesi, che per colpa loro siamo costretti a convivere da molto più tempo con le scorie della centrale atomica di Trino, in condizioni analoghe. Vi cito alcuni stralci dell’intervento che fece in Parlamento il Senatore Piccioni nel novembre 2000: «Lo straripamento del Po ha lambito le scorie radioattive accumulate in un’area di proprietà della Sorin e dell’Enea… e dai rilevamenti dell’Arpa risulta che il fango del fiume, dopo l’esondazione che ha lambito le scorie di Saluggia, è diventato radioattivo, come era già accaduto nel 1994». Ma fu un allarme inutile, quello del Senatore. Un anno dopo sfilarono in 3000, a Trino, contro il progetto della Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) che prevedeva di trattenere qui in Piemonte fino al 2010 le 43 tonnellate di scorie di Trino, Garigliano e Saluggia. Cioè, praticamente, di lasciarle dov’erano.

Fu allora che la Sogin stese con l’Enea una corposa relazione (approvata all’unanimità in Parlamento nel marzo 2003) che indusse la Commissione Ambiente della Camera, incaricata d’individuare un sito unico per le scorie nucleari di tutta Italia, a scegliere Scanzano. Su questa scelta, badate bene, c’era anche il parere favorevole degli organismi tecnici (Apat, Enea, Sogin) e persino dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, tutti e tre compatti (raro!!). Ma la Basilicata insorse, la ‘ndrangheta l’appoggiò e l’estrema sinistra ne approfittò per cavalcare l’eco-populismo, come in Val di Susa per la Tav. Così le scorie ce le abbiamo ancora qui in Piemonte, dopo sei anni, e ce le terremo chissà fino a quando. L’unica differenza è che almeno noi sappiamo bene dove sono, e quante ce ne sono. I rivoltosi della magna Grecia no. E si cagano sotto. Ripeto: ben gli sta. Mentre chiudo l’argomento, ricordo en passant che la marcia dei Trinesi nel 2001 durò un’ora, e stop, mentre a Scanzano successe il finimondo per settimane intere. Mi verrebbe voglia di suggerire ai montanari delle Alpi Graie (valli di Lanzo) di fare come gli jonici, per ottenere che la rotta aerea Roma-Parigi-Londra, che gli passa sulla testa inquinando con gli scarichi dei suoi jet orti, pascoli e laghi, sia spostata. Dove? Decida Roma. Dovunque, purché non qui. Come dicevano a Scanzano.

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Thursday, October 22, 2009

Condanna agli amori forzati

A Trieste un uomo ha citato in tribunale la moglie separata con l’accusa di non aver saputo convincere la figlia minorenne, che si rifiutava di vederlo, a mutare avviso. L’idea pare balzana, ma certi giudici lo sono ancor di più. Infatti ha vinto lui. Nonostante ciò mi fa pena, e anche un po’ rabbia. Non è assurdo che un padre debba reclamare l’affetto della figlia per via giudiziaria? E’ difficile oggi fare il padre, fra mogli caparbie e figli viziati. Anche fare la madre non è facile, ma almeno quello è un ruolo sorretto da un istinto molto più forte, ancestrale.

Purtroppo la donna, da poco liberata, è così inebriata da questa nuova libertà da soffocare sempre di più l’istinto materno in favore d’altri idoli come il lavoro, il successo, la carriera, il divertimento, l’affermazione sociale. Niente più nidiate di figli, al massimo uno o due. Perché è più pratico, se devi inseguire quegli idoli. I pochi soldi o il mondo brutto sono scuse ipocrite, in realtà è solo egoismo. Tanto che, per una specie d’inconscio rimorso, questi genitori coprono poi l’unico figlio d’attenzioni assillanti, spesso viziandolo ed amandolo in maniera equivoca e possessiva. I bimbi obesi, maleducati e firmati che girano per le scuole ne sono la prova.

Ciò premesso, bisogna riconoscere che la vita dei genitori moderni non è facile. Sul loro modo d’allevar la prole incombe un intrico di condizionamenti, provenienti dai suoceri, dagli amici, e soprattutto dalla Tv, coi suoi Crepet pronti ad insorgere al primo schiaffo. La società fa la perdonista per comodità, ed esibisce un garantismo minorile spesso mal interpretato. E ciò se i genitori stanno insieme. Se sono separati, è ancora peggio. Oltre ai loro problemi di coppia, hanno anche da affrontare, circa la qualità e la quantità dei loro rapporti coi figli, occhiuti assistenti sociali, petulanti esperti, severi magistrati, agguerriti avvocati. E così finiscono come quello di Trieste, a reclamare l’amore d’una figlia per via legale.

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Wednesday, October 21, 2009

In morte di Danilo Riva

Non serve rimandare, dirsi che certe cose vengono meglio a cuor sereno. Se non lo scrivo adesso, non lo scrivo più, e il ricordo di Danilo, che ieri hanno cremato in mezzo a tanta gente che non conoscevo, svanirà poco a poco nella mia mente. Non che sia un gran male. Voglio dire: capiterà lo stesso di me e di tutti quelli che leggono ’ste righe. O quasi. Ma Danilo per me non era uno qualunque: era mio compagno di classe al ginnasio ed al liceo, l’amico preferito in convitto, il mio testimone di nozze… Eppure erano anni che non lo sentivo. Nelle grandi città, se non ci fossero i fratelli e le sorelle, sarebbero ben pochi a conservarsi affetti dall’infanzia alla morte. Voglio dire frequentandoli, perché amarli li ami, si sa. Amare non vuol dire per forza frequentare. Uno può amare la montagna e non andarci quasi mai, per mille motivi. E forse l’ama di più proprio per quello. Un amico resta un amico, anche se non lo senti, anche se non lo vedi. Nei paesi è solo più facile vederlo. Te ne parlano (tutti sanno tutto di tutti). Lo incontri anche se non vuoi. Ci son le cene dei coscritti… la messa… le sagre… insomma, lì è più facile. La metropoli, invece, è giungla che travonde e sterma. Insegnava all’Università, Danilo. Mica faceva lo 007, o il velista transoceanico. Bastava fare un numero di telefono. Invece…

Lui e il partito comunista, io e la goliardia. Fu lì che iniziammo a dividerci. Non era un genio, la laurea in architettura la rimediò, come tanti a quel tempo, a forza di esami collettivi e 18 politici, ma ci vedeva lontano, aveva capito che il partito aveva le mani in pasta, negli atenei. E infatti pian piano… prima assistente… poi docente… màh… buon per lui. Io me lo voglio ricordare matricola, con quella risata cavallina che sembrava un nitrito. Nell’afa della prima estate, quando lui sgobbava sui numeri ed io sulle parole, finché uno dei due cedeva e telefonava all’altro. Di solito dopo mezzanotte. Io fregavo la 600 azzurra a mia madre e lo passavo a prendere. Per due stivali di bionda sotto la topia del Boringa, o per “ël gir picieur” (oggi detto “putan tour”): prima Corso Massimo e Via Ormea, dove c’era la mitica sordomuta che mimava il suo menu con bravura da Marcel Marceau. Uno spasso. Poi il centro storico, col brivido del “British museum”, come Danilo chiamava i portoni fiocamente illuminati del quadrilatero (allora più pericoloso del Bronx) dall’interno dei quali vecchie troie laide e truccatissime lanciavano osceni inviti.

Poi quella notte. Quella volta che le birre erano state ben più di due. Usciamo da Boringhieri e vedo là in fondo, oltre il mattatoio, il grattacielo Rai di Porta Susa, allora in fase di rifinitura (mancavano i vetri e le divisioni interne). Gli faccio: “sa, andiamo a cagare fin sul tetto” e lui “dài” come se gli avessi proposto una partita a carte. Strisciamo sotto lo steccato in lamiera e saliamo la scala antincendio fino all’attico. Li capiamo che l’unica via per salire sul tetto è il paranco che gira tutto il perimetro dell’edificio, con appeso il trabiccolo a carrucole dei lavavetri. Un passaggio di sesto superiore. Lo superiamo con l’aiuto del santo dei bimbi e degli ubriachi, e in un amen siamo su. Torino è piccola, là sotto, meravigliosa e illuminata. Stiamo un po’ a guardarla, poi sciogliamo il voto. Sento ancora il vento  fra le chiappe nude. E giù di nuovo fino in strada, prendendo solo nel cantiere, per ricordo, due vetri delle finestre. Li feci poi montare nel tavolino su cui poggia ancor oggi la mia Tv. Uno era il suo, ma me lo regalò. Ci rivediamo sul tetto, Danilo.

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Monday, October 19, 2009

Chi lessa i marroni?

In queste prime giornate di freddi notturni e nebbie mattutine viene voglia di bagna caoda, di polenta, di castagne brusatà. Riti che marcano l’approssimarsi dell’inverno come la salada ëd virasoi ne marca la partenza. La parola “autunno” ha un’eco anche politica. E’ la stagione in cui riprendono le contrattazioni e gli scioperi, quello che i sindacati chiamano “le lotte”. I proverbiali “autunni caldi” d’una volta, però, non tornan più, almeno non con quell’intensità e quelle speranze. C’eran padroni veri, allora, da sfidare, c’era polpa da mordere, sull’osso, e il debito pubblico non era quel macigno che portiamo oggigiorno appeso al collo.

Fu proprio per garantire la pace sociale, per raffreddare quei calori che ne fu aperta la voragine. Prepensionamenti, cassa integrazione, aumenti salariali concessi su pressione del governo e poi recuperati in aiuti statali e sgravi fiscali… la solfa è nota. Oggi che il clima è cupo, il fondo del barile levigato e lo spettro della crisi mondiale dalla quale non siamo ancora fuori ci morde le calcagna, non c’è ruggito. In questi “autunni tiepidi” avverti nella lotta sindacale solo l’angoscia di chi sa d’aver ben poco spazio di manovra. E sarà anche peggio, d’ora in poi. Sarà già manna se non si finirà alle lotte fratricide, agli assalti ai negozi, come successe in Argentina cinque anni fa.

Per questo vien la nausea a registrare l’ennesimo assalto degli squatters agli studenti di destra che tenevano il banchetto raccolta firme a Palazzo Nuovo. Urlavano «l’università è nostra, e i fasci non li vogliamo», come fanno ogni autunno, ad ogni stagione delle castagne lesse. Almeno le date le rispettano. Identica la spudoratezza nel giustificare il raid: “la raccolta di firme non era autorizzata dal rettore”. Un pretesto che suona ridicolo, in bocca a gente che occupa abusivamente (da decenni) le case altrui. Scrissi qualche anno fa sul giornale per il quale lavoravo: “Non c’è più ideologia, dietro questi scontri, son solo repliche di un copione sbiadito, semplici ritualità”. Confermo. Ritualità come le caldarroste e i gran bolliti di questi giorni. In fondo le botte si chiamano “castagne” e darne tante, in gergo torinese, si dice “passé ‘l bujì”.

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Saturday, October 17, 2009

Riflessioni sul terrore

Non è che dire “sono sempre successe” consoli delle disgrazie, o le giustifichi. Però almeno aiuta a capirle. Prendi la guerra in corso in Afghanistan contro i talebani, ad esempio. E’ indubbiamente atipica. Ma non perché non sia stata dichiarata (il terrorismo non ha ambasciate), bensì perché i contendenti (l’occidente e l’islam fondamentalista) sono entità vaghe. Fu atipica anche la terza guerra mondiale, la cosiddetta “guerra fredda”, perché non fu combattuta sul campo, ma si basò solo su dispetti, spionaggio e sgambetti economici reciproci fra i due blocchi contrapposti, data la certezza che l’opzione nucleare avrebbe portato alla distruzione simultanea dei due contendenti. Si basò, cioè, sull’equilibrio del reciproco terrore.

Ecco comparire il termine esecrato: terrore. Comparso addirittura nel 1789, per definire un periodo della rivoluzione francese. Eppure il mostro tanto temuto, nella guerra fredda ci salvò, per quarant’anni. Senza contare che sul piano puramente militare la strategia terroristica è considerata lecita, normale e persino bilanciata, in quanto scelta obbligata di chi è militarmente più debole. Anche il dichiarare leciti gli obiettivi militari e illeciti quelli civili è un lodevole intento umanitario, ma una grossa ipocrisia storica: nell’antichità (basta leggere la Bibbia) le guerre finivano sempre con la distruzione fisica delle città nemiche con tutti i loro abitanti. Ma anche in seguito, dopo la parentesi di convenzionalismo umanistico (durato grosso modo dal rinascimento ai grandi conflitti ottocenteschi) le guerre hanno ricominciato ad essere sempre meno convenzionali, non dichiarate, combattute senza divisa.

E allora, se già nelle grandi guerre mondiali del ‘900 la popolazione civile è stata considerata cobelligerante e quindi obiettivo legittimo, perché non può considerarla tale anche il terrorismo, che è la guerra “privata” d’un gruppo o addirittura d’un singolo individuo contro un governo, un sistema economico, un insieme di valori? Neppure i kamikaze, se ci pensate, sono una novità. Le cronache belliche della storia son piene di suicidi strategici consapevoli. Sia programmati (i 300 delle Termopili), sia no (Pietro Micca). Chi infine contesta come falsa la ricompensa promessa ai mujaheddin (il paradiso con le vergini da deflorare, ecc…), dovrà del pari contestare la terna paradiso-purgatorio-inferno promessa ai cristiani. Nessuno è mai tornato a dirci cosa c’è davvero “di là”. Magari non c’è nulla. Ed è proprio questo, a ben pensarci, l’unico vero, angoscioso, eterno, irresolubile quesito.

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Thursday, October 15, 2009

Ululati d’agnello e invisibili fin troppo visibili

Capita che Diego Cugia (vi ricordate Jack Folla?) fondi qualche mese fa “Gli Invisibili” definendolo “movimento di resistenza culturale che privilegia la libertà di pensiero e il potere delle idee, rispetto al potere politico”. Capita che un’amica m’inviti a farne parte, dicendo che è un movimento “super partes”. Capita che io, da buon santommaso, declini l’invito dopo aver letto i post di Cugia sul sito degli Invisibili, avendo capito che quel movimento è l’ennesimo  trucco della sinistra “modello Capalbio”(come i girotondi, come libertà e giustizia…) per arruolare nell’armata antiberlusca i colti indecisi, gli intellettuali che riluttano a schierarsi. Mi sembrava strano che un autore Rai non fosse rosso, e infatti Cugia lo è, anche se vorrebbe nasconderlo. Per camuffarsi indossa la solita pelle d’agnello (come Uòlter, ricordate?), ma gli spuntano da sotto i pelacci da lupo. E quando parla (cioè scrive) ulula, non bela. Da buon infiltrato, naturalmente, nega di essere di sinistra: “Io compagno? Figuriamoci! E’ solo che avere un premier come Berlusconi è una vergogna per l’Italia”. Alla faccia del “movimento super partes”!

Capita che una sentenza civile scandalosa imponga al Cav. di dare 750 milioni a De Benedetti, per risarcirlo del Lodo Mondadori. Capita che sia emessa di sabato, e dia 48 ore di tempo al condannato per fare appello. Capita che il giudice che l’ha emessa venga premiato, promosso e pubblicamente encomiato dal Csm  solo una settimana dopo. Capita che tale giudice (Mesiano) sia stato udito più volte al bar mentre diceva peste e corna del Berlusca. Capita che questo sarebbe stato un motivo sufficiente per ricusarlo (altro che premiarlo!), ma il nostro “premier-che-si-crede-un-dittatore” non usa far pedinare i suoi “avversari” nei bar, non ingaggia testi-spia microfonati “modello Ariosto”. Capita ovviamente che di fronte a tutto ciò il centrodestra insorga (com’era insorta la sinistra mesi fa per molto, molto meno: le indagini che incastravano la giunta regionale rossa in Puglia), e che qualcuno parli di “progetto eversivo” e di “giustizia a orologeria” come aveva fatto Niki Vendola in Tv. Ed ecco alzarsi l’ululato dell’agnello Cugia. L’indipendente. Il guru dei liberi pensatori super partes. Cito solo brani del suo post (apparso il 6/10 sul sito degli Invisibili) perché Cugia ha il morbo di Scalfari/Spinelli: si parla addosso e scrive lenzuolate lunghissime.

«Capita a tutti di raccontare una piccola balla. Per far colpo… Le bugie grasse, pesanti, che inducono in errore gli altri, le fandonie che possono deviare i destini e la Storia, sono equiparabili, invece, ad atti di terrorismo. Sono parole-kamikaze, camuffate di verità come un terrorista islamico vestito da prete solo per far saltare in aria una chiesa. Sono mine disseminate sul sentiero dell’inconscio collettivo….. Quando le menzogne mediatiche esplodono, non sono i nostri brandelli di corpi a saltare per aria, ma valori, memoria storica, identità, patrimonio civile condiviso… Può darsi che il premier e i suoi kamikaze abbiano ragione, che il giudice Mesiano sia la mano militar-giuridica di un complotto “eversivo”, di uno squadrone della morte golpista, di un plotone d’esecuzione di Berlusconi e del suo governo. Se è così, lo provino nelle aule competenti… Questo polverone mediatico sta diventando criminale. Inquina la nostra vita, le nostre famiglie, i nostri cuori. È letale. Ma una rivolta interiore è già in atto. Non ha destra o sinistra da abbattere, ed è una rivolta solo interiore perché è condivisa da gente perbene. Usare le parole come mine è un terrorismo mediatico. Che ciascuno si assuma le sue responsabilità giuridiche e penali senza farle scontare a un popolo intero.»

Persino Beppe Grillo, a questo punto, mi si rivaluta, perché almeno lui è onesto. Inventa il “vaffanculo day”, urla cazzo, stronzi ed altre parolacce, ma lo fa senza spacciarsi per educanda, e soprattutto senza indignarsi del turpiloquio altrui. Invece Cugia, in pieno stile comunista, mena botte da orbi sul nemico legato a terra, e intanto grida “Ahi! Basta, smettila, mi fai male!”. Spudorato. Usa vocaboli e frasi come mine proprio nel post in cui denuncia la forza devastante delle parole. Mena spaventose randellate verbali, ma grida “ahia!” lui. Forse perché crede davvero di essere invisibile… Capite, adesso, perché Matteo Mezzadri si è ritenuto autorizzato a scrivere su Facebook quella frase? Quella là, sì: “possibile che nessuno sia in grado ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?”. E non è neppure un incolto, Matteo. E’ un quadro intermedio del PD. Ma forse aveva letto il post di Diego Cugia sulle “parole kamikaze camuffate di verità come un terrorista islamico vestito da prete solo per far saltare in aria una chiesa”. L’aveva letto, e si era trovato d’accordo col guru sul fatto che certe parole “sono mine disseminate sul sentiero dell’inconscio collettivo”. L’aveva letto senza accorgersi che nel frattempo quelle mine esplodevano nel suo conscio personale. Infatti, davanti alle parole “plotone d’esecuzione di Berlusconi”, ha sentito il dovere di lanciarne il bando d’arruolamento.

Posted by manlio collino at 21:05:52 | Permalink | No Comments »