Ecopausa, basta veleni
Spesso, dice Umberto Eco, abbiamo l’impressione che i mass media scoprano l’acqua calda, ma poi ci tocca ammettere che proprio quella è una delle loro funzioni fondamentali. Sembra soltanto un gioco di parole, una tipica provocazione da semiologo, e invece è una di quelle formule sintetiche (come i proverbi o i tanto snobbati luoghi comuni) che illuminano all’improvviso aspetti trascurati della realtà. In questo senso, sono effettivamente delle provocazioni: perché, per funzionare, devono provocare una nostra reazione intellettuale. Sono come dei bengala lanciati nel buio, che restano sospesi in aria pochi istanti, ma poi sei tu a doverti muovere, ricordando, immaginando, ragionando su quel che i bengala ti han fatto intravedere. L’acqua calda, per rimanere a Eco, è cosa talmente comune, utile e benefica che la si dà per scontata, si pensa sempre che ci sia, dappertutto, non ci si preoccupa di controllare il boiler o la caldaia, e così va a finire che a volte ci si deve lavare con l’acqua fredda. I media a volte presentano cose vecchie come novità, e ragionamenti risaputi come inediti, ma per molte persone questi sono davvero messaggi nuovi, perché prima non ci avevano mai pensato. I media a questo servono: a farglielo pensare.
Prendete ad esempio il vecchio adagio machiavelliano “il fine giustifica i mezzi”. Ci si potrebbe imbastire sopra interi cicli di conferenze, scrivere centinaia di saggi, aprire interminabili dibattiti in rete. Ma è arrivato prima un genio come Marcel Camus e ha spiazzato tutti: “è possibile che il fine giustifichi i mezzi - ha detto - ma chi giustifica il fine?”. Provate a discuterne domani, durante la pausa mensa. Troppo pesanti Eco e Camus? Allora parlate di Edoardo VIII, che mollò il titolo di re d’Inghilterra per sposare la (bruttina, ma sensualissima) Wallis Simpson. Avrete subito l’attenzione delle colleghe. Allora raccontate loro che Edoardo, all’arcivescovo di Canterbury che gli diceva: “E’ una follia, maestà, buttar via una corona per una donna!” rispose: “Ma voi avete mai provato a scopare una corona?” Non sono certo sul verbo scopare, ma l’aneddoto è reale. In entrambi i sensi. E l’argomento non è poi così futile come sembra. Coinvolge tre culti: quello per il potere (l’arcivescovo che non capisce), quello per l’amore (le donne che capiscono, e infatti si commuovono sempre a questa storia) e quello per il sesso (tutti gli altri, quelli che sì, va bene l’amore, ma qualcosa sotto ci doveva pur essere). Infatti c’era. E si trovava proprio “sotto”. Per parafrasare Edoardo VIII, l’argomento si fa duro.