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	<title>IL BLOG DI MANLIO COLLINO</title>
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	<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 18:38:06 +0000</pubDate>
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		<title>Vatla pié ant ël frac</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 18:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Il recente caso di Gheddafi a Roma durante il vertice Fao induce a riflettere sull’evolversi dei segni esteriori del potere, che un tempo consistevano nell’ostentazione più sfacciata del lusso. Quando i Re Sole si facevano costruire Versailles per spatussare con gli altri regnanti d&#8217;Europa, e tutti esibivano castelli, palazzi, damaschi, gioielli, strascichi, ermellini, frange, cordoni… [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span>Il recente caso di Gheddafi a Roma durante il vertice Fao induce a riflettere sull’evolversi dei segni esteriori del potere, che un tempo consistevano nell’ostentazione più sfacciata del lusso. Quando i Re Sole si facevano costruire Versailles per spatussare con gli altri regnanti d&#8217;Europa, e tutti esibivano castelli, palazzi, damaschi, gioielli, strascichi, ermellini, frange, cordoni… Oggi quella è roba da domatori di circo, da dittatorelli alla Bokassa. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Anche da Buckingam Palace, a dire il vero, ma lì è perché ai sudditi piace. Se sfottiamo i cocchi d’oro e le livree inglesi, tuttavia, dobbiamo rendere uguale servizio alle auto blu e alle scorte dei nostri politici. Ai privilegi spagnoleschi che ancora accompagnano, in Italia, la gestione del potere: servizi gratis, posti riservati ovunque (e in prima fila), stipendi da Epuloni, gettoni da Cresi, consulenze da Prodi… si potrebbe andare avanti per pagine. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il fatto è che ‘sto andazzo piace a noi come ai sudditi inglesi. Se no, ci pare che il Presidente Taldeitali “non sia un vero statista”. E gli americani? Gli yankees sembrano goffi, ma sono innovativi. Hanno capito che oggi va di moda l’understatement, non l’esibizionismo alla Putin, sceso a Porto Cervo con nave da guerra al seguito, e mandano Obama al G8 dell&#8217;Aquila in maniche di camicia. Un po&#8217; come quando anni fa Bush affittò a Londra, durante la sua visita ufficiale, il frac che non si era portato appresso da Washington. Lo affittò, non lo comprò, il frac: per poi mettercelo meglio, proprio lì.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
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		<title>Beauciulé Nouveau</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 19:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ 
Novembre, mese di debutto per bagne caode, vini novelli e sexycalendari. Delle prime ho già parlato (burp). Dei secondi registro oggi l’arrivo del Beaujolais Nouveau, da sempre fissato nel terzo giovedì del mese (ma in Italia i 9 milioni di bottiglie che produciamo li vendiamo già dal 6, per arginare l’invasione dei Galli). Dei [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Verdana">Novembre, mese di debutto per bagne caode, vini novelli e sexycalendari. Delle prime ho già parlato (burp). Dei secondi registro oggi l’arrivo del Beaujolais Nouveau, da sempre fissato nel terzo giovedì del mese (ma in Italia i 9 milioni di bottiglie che produciamo li vendiamo già dal 6, per arginare l’invasione dei Galli). Dei terzi ha debuttato a Londra il mitico Pirelli firmato da Terry Richardson (su, fate finta di sapere chi è, dite forte: “aaah… lui?”) e sapete cosa ha dichiarato Tronchetti alla presentazione? ”Il più bel calendario mai fatto sin qui”. Un genio. Tutti si aspettavano che dicesse “è venuto una cagata” e invece lui… Non capisco perché le grandi aziende paghino profumatamente gli addetti stampa e i PR, quando hanno al timone simili comunicatori.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Verdana">Comunque il Pirelli è la Roll’s dei calendari. Non va neanche in edicola. A me invece intrigano di più i culendari, quelli che in edicola non solo ci vanno, ma devono anche dare la mancia all’edicolante (che non può esporli tutti, tanti ce ne sono) perché li metta sugli scaffali. Ormai è difficile trovare una categoria che non l’abbia ancora fatto. Oltre alle solite bonazze, si sono già spogliati tutti. Calciatori, Vip, operai, casalinghe, studenti, mancano solo preti e suore. Tanto ormai, il sexycalendario, non è importante venderlo, ma farlo. Perché ai nipoti, se per caso lo troveranno, non fregherà sapere quante copie aveva venduto. Si limiteranno a fotografarlo col cellulare e mandarlo via mms agli amici col messaggio “grd k grn mink av m.nnno” (guarda che gran minchia aveva mio nonno) o “grd k ttte av m.nnna”(e qui l’avete capito: vedete che le abbreviazioni dei gagni funzionano?). Del resto, questi inviti al turbamento sono sempre esistiti. Dai calendarietti disegnati che i barbieri d’una volta t’infilavano in tasca per avere la mancia natalizia, agli annuari da officina da cui occhieggiavano invitanti maggiorate più o meno intente a pretestuose riparazioni e comunque spogliate per quanto lo consentiva la morale d’epoca.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Verdana">I nudi integrali odierni, invece, sono ambientati nei posti più strani, dalle saline alle tombe etrusche, purché abbastanza irreali da marcarne la diversità rispetto all’imbarazzante realtà dla pajàssa. Le modelle sono ritratte in pose innaturali, che vorrebbero emanare una torbida miscela di pudore (dito sulla boccuccia) e sensualità (mano sulla filiberta), mentre gli uomini hanno in viso un’intima tensione che dovrebbe suggerire anelito al comando, e invece fa pensare solo a un effetto-Falqui represso. E’ la nuova frontiera dell’esibizionismo. Non più trench spalancati di fronte ad attonite scolare, ma marzi, lugli, ottobri di nudo, fissati nell’eternità d’un clic. Stupisce che qualche furbone non abbia ancora pensato al lunario di quartiere, coi bottegai nudi e mascherati. Scatenerebbe la caccia all’identificazione, come i porno amatoriali messi su Youtube. Le mogli riconoscerebbero l’usel dël maslé (e i marì le pupàsse dla pennòira), ma non potrebbero dirlo per non destare sospetti. Deve sbrigarsi, però, questo furbone. Non perché stia per finire la mania dei maialendari: stanno per finire le botteghe.</span></span></p>
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		<title>Tette senza tetto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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Non conosco quel Giovanni Cuniberti finito in manette perché affittava cimere alle bildricche , ma simpatizzo con lui per lo sproporzionato trattamento inflittogli. Eccheccazzo! Sarà stato pure recidivo, ma se si fosse usato lo stesso metro di severità nel caso Parmalat (che rovinò migliaia di persone) Tanzi e i suoi complici, banchieri compresi, sarebbero finiti [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span>Non conosco quel Giovanni Cuniberti finito in manette perché affittava cimere alle bildricche , ma simpatizzo con lui per lo sproporzionato trattamento inflittogli. Eccheccazzo! Sarà stato pure recidivo, ma se si fosse usato lo stesso metro di severità nel caso Parmalat (che rovinò migliaia di persone) Tanzi e i suoi complici, banchieri compresi, sarebbero finiti sulla forca, e tutti gli impiegati che sicuramente capirono i loro truschini, ma tacquero, sarebbero stati mandati ai lavori forzati per associazione a delinquere. Che diamine! Abbiamo le strade piene di puttane che la forza pubblica non riesce a sloggiare, abbiamo i giornali zeppi d’annunci porno (sentite questo, preso da Tuttoaffari, allegato domenicale de La Stampa: &#8220;Ci sono cose che le fidanzate o le mogli non sanno. Per tutto il resto c’è Norma transex, telefona&#8230;&#8221;), abbiamo una sfilza di disegni di legge sulla riapertura dei casini (l&#8217;ultimo parla di bordelli condominiali e quartieri a luci rosse), abbiamo una Tv sulla quale in prima serata puoi vedere le normali trombate &#8220;sotto coperta&#8221; del Grande Fratello e dalle 24 in poi ti basta fare zapping per trovare lesbiche che si leccano e mandinghi che stantuffano in un’orgia di tette, culi e fighe al vento, e poi arrestiamo un poveraccio perché gestisce un bordello clandestino?<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lo chiamo &#8220;poveraccio&#8221; perché uno che ti dà una camera al prezzo d’una pizza lo è, oppure è da premiare per la sua rara onestà commerciale, considerando quanto costano i cambi di biancheria, la pulizia e le bollette. Ma bòia fauss, non abbiamo abbastanza volanti e pulotti da mandare in strada per difenderci da furti, scippi e rapine, e poi usiamo i pochi che abbiamo per fare i blitz nei &#8220;centri benessere&#8221; ad arrestare le massaggiatrici “che fanno gli extra”? E&#8217; ridicolo! Possibile che nell&#8217;epoca in cui le studentesse &#8220;arrotondano&#8221; su internet denudandosi e masturbandosi a pagamento davanti alla webcam ci sia ancora quest’ipocrita pruderie per i casini? Chi ispira questa assurda troiofobia? Chi perseguita così istericamente (e invano) il mestiere più antico del mondo? Il Vaticano? Le femministe? La Cia? La Lega no perché da sempre ce l&#8217;ha duro. La mafia neanche perché gestisce direttamente quel servizio. Il PDL, poi, ha addirittura il Capo che ne fruisce. Forse sarà il PD. Ma non gli conviene, da quando i suoi vertici leggono Tuttoaffari. Non si può fare i moralisti e poi farsi sorprendere a violare le Norme. O a farsi violare da loro. </span><span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
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		<title>Dedicato a chi ama la natura</title>
		<link>http://manliocollino.blog.com/2009/11/17/dedicato-a-chi-ama-la-natura/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 16:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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Godo nel constatare che avete gradito il mio ultimo post sui colori dell&#8217;autunno e la bontà dei suoi frutti. E&#8217; un panegirico alla natura quello che si eleva talvolta dal mio cuore (come lo sarà anche il post di oggi) attraverso la sensibilità della penna. Perché la mia penna, appena uscita dall&#8217;astuccio, non può che [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span>Godo nel constatare che avete gradito il mio ultimo post sui colori dell&#8217;autunno e la bontà dei suoi frutti. E&#8217; un panegirico alla natura quello che si eleva talvolta dal mio cuore (come lo sarà anche il post di oggi) attraverso la sensibilità della penna. Perché la mia penna, appena uscita dall&#8217;astuccio, non può che osannare la natura, comune provenienza nostra, fonte dell&#8217;esistenza, grande matrice della razza umana. E viene a taglio il dono della parola per cantarne le lodi in ogni giardino ben potato o selva inesplorata, in ogni tenero boschetto o ruvido cespuglio; per celebrarne il fascino in ogni angolo d&#8217;erbetta bagnata di rugiada, in ogni grotta muschiosa o nascosta fontana. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Vorrei aver sempre sotto mano la chitarra, vorrei suonare a lungo il mio flauto per esaltare anche con la musica quella natura che io vedo, che tutti vediamo nelle forme del fiore, del bocciolo, della rosa, dell&#8217;orchidea, della begonia&#8230; Ne sono un tale ammiratore e frequentatore, che vi dico: amatela anche voi. E se un giorno l&#8217;avete dovuta abbandonare, tornate ad essa ogni volta che potete. Non si stanchi la vostra lingua nel magnificarla. Inebriatevene con tutti i cinque sensi: col fiuto nel profumo della trifola tagliata, col gusto nella dolcezza della prugna fra le labbra, con l&#8217;udito nel piccolo grillo che canta all&#8217;ingresso della tana, col tatto nel soffice pelo della marmotta, con l&#8217;occhio nelle ali simmetriche della farfalla. Giammai perisca la natura! In altre parole, viva la figa.</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Cerimonie autunnali</title>
		<link>http://manliocollino.blog.com/2009/11/13/stassera-grande-prima-alla-scala-della-bagna-in-scena-il-cardo-gobbo-di-nizza/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 19:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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Qui a Torino, se una mattina l&#8217;autunno si sveglia di buon umore e butta la vestaglia grigia foderata di nebbia per indossare l&#8217;abito da cerimonia, è sempre festa, anche se il termometro non è d&#8217;accordo. Come eri, ad esempio. Se andavi in giro, ovunque ti voltassi, la città aveva un abbigliamento sontuoso. Il cielo azzurro [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span>Qui a Torino, se una mattina l&#8217;autunno si sveglia di buon umore e butta la vestaglia grigia foderata di nebbia per indossare l&#8217;abito da cerimonia, è sempre festa, anche se il termometro non è d&#8217;accordo. Come eri, ad esempio. Se andavi in giro, ovunque ti voltassi, la città aveva un abbigliamento sontuoso. Il cielo azzurro e terso le faceva parrucca, e sotto di essa spuntava la frangia bianca delle Alpi (aveva appena nevicato basso). Per cappello aveva un sole tiepido che invitava persino a laserté* e per profumo un venticello tenue, ma bastevole a spettinar la chioma degli alberi, facendone cadere la forfora qua e là. Ora poche foglie esitanti, che volteggiavano inseguendosi in virate e cabrate prima di atterrare lontano, ora tante insieme che scoriandolavano giù all&#8217;improvviso, posandosi vicino al tronco.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Come sciarpa Torino esibiva i lunghi viali alberati dai colori cangianti (verde ancor pieno, giallo, rosso&#8230; in ogni sfumatura, fino al marrone stanco) e per mantello aveva indosso, oltre i tetti, la morbida collina che riprendeva a macchie sparpagliate le tinte parallele e ordinate della sciarpa. Come sottana aveva siepi gravide di bacche, e rampicanti rosso vivo sui muri di cinta delle ville. Come scarpe le aiuole dei giardini, ancora verdi e lustre di rugiada sotto le ghette gialle delle foglie. L&#8217;invito alla Grande Cerimonia era sui banchi dei mercati: topinabò*, cardi gobbi, bierave* lesse e al forno, siole rustìe* e povron dla rapa* chiamavano a raccolta i vecchi piemontesi per il rito invernale della bagna caoda, quella salsa divina che i ragazzi non mangiano più per non sapere d&#8217;aglio, dopo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dròla di un&#8217;epoca, la nostra, di fobia tutta nuova per gli odori gagliardi, di manìa per l&#8217;igiene che infiacchisce le difese immunitarie alle ultime generazioni rendendole vulnerabili ai batteri come già sono fragili alle avversità per esserne state protette in modo esagerato fin dalla culla. Invece noi grigioni, convessi d&#8217;epa e concavi d&#8217;umore, abbiamo degli anticorpi grandi come bòie panatére*, e  non c&#8217;importa della gente che per giorni schiverà il nostro fiato olente d&#8217;aglio. Ce la faremo eccome, la bagna d&#8217;ij povron, bevendo vini giovani e rossi, e canteremo; baron litron, Maria Gioàna, bel oselin del bosch&#8230; ed anche i cori alpini e le ballate. E se avremo dei giovani fra noi ci ascolteranno rapiti, sorpresi nel capire quanta forza aggregante abbia il cantare (bene) tutti insieme, spiaciuti che un simile tesoro gli sia stato negato (senza che ne abbiano colpa) perché il mondo è andato così, e nessuno al giorno d&#8217;oggi fa più i cori, né in piola*, né in casa. E dire che mi sembra ieri quando da gagno* smettevo di giocare a palicia* verso sera per correre in bottiglieria, perché era l&#8217;ora che arrivavano i manòcia* dalle boite*, ancora in tuta, a fesse &#8216;n quartin e &#8216;na cantà prima &#8216;d sin-a*. Due bicchieri, e i cori decollavano. Altro che palicia e figiu*! Era quello il mio teatro. Prima, prima di Carosello.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>LEGENDA *</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>laserté = termine piemontese intraducibile. Letteralmente &#8220;lucertolare&#8221; fare come le laserte, le lucertole, che si godono il sole ferme sulle pietre // topinabò = distorsione piemontese del francese topinambours: fiori gialli le cui radici simili a patate si mangiano con la bagna caoda // bierave= barbabietole rosse // siole rustìe = cipolle al forno // povron dla rapa = peperoni leggermente aciduli perché messi a &#8220;conciare&#8221; per mesi in botticelle, fra strati di vinacce spremute (la rapa in piemontese è il graspo) estratte dai torchi //  bòie panatére = scarafaggi // piola = osteria popolare, bettola // gagno = bambino // palicia = gioco che si faceva sulla terra dei controviali lanciando da venti metri una pietra piatta (il licia) contro il mucchio di figurine poste su una H: quelle che, colpite, volavano fuori dalla H, erano vinte dal tiratore // manòcia = operai // bòite = piccole officine artigianali // a fesse &#8216;n quartin e &#8216;na cantà prima &#8216;d sin-a = a bersi un quartino di vino e farsi una cantata prima di cena // figiu = figurine</span></p>
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		<title>Bagna caoda con mito</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 19:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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Nella competizione spietata della vita tutti conosciamo delusioni (le vittorie date per certe e poi mancate) e belle sorprese (le sconfitte temute e poi evitate), e naturalmente cerchiamo di spiegarci entrambe. Gli antichi greci spiegavano tutto con i miti (veri e propri antenati delle fiabe) e allora io, in quanto Zeus, ho deciso di [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt;font-family: Verdana">Nella competizione spietata della vita tutti conosciamo delusioni (le vittorie date per certe e poi mancate) e belle sorprese (le sconfitte temute e poi evitate), e naturalmente cerchiamo di spiegarci entrambe. Gli antichi greci spiegavano tutto con i miti (veri e propri antenati delle fiabe) e allora io, in quanto Zeus, ho deciso di imitarli. Sentite se vi piace la mia favola. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt;font-family: Verdana">Speranza, sorella della Vita, sposò Tempo, fratello della Morte. Dalla sorella ricevette come dono di nozze l’immortalità, ma la cognata prese ciò come un’offesa e lanciò alla sposa una maledizione: avrebbe perso tutti i figli da piccoli. Accadde così con la primogenita, Illusione, che non assomigliava per niente a mamma Speranza (anche se appena nata sembrava bella come lei), e con la seconda figlia, Delusione, la cui morte prematura parve quasi un sollievo, tanto era brutta. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt;font-family: Verdana">A quella tremenda maledizione, però, zia Vita oppose tutta la sua forza, ottenendo che le due nipotine scomparse rinascessero, uguali e all’infinito, pur se condannate a fugace esistenza. Così i coniugi Speranza e Tempo persistono ancor oggi nel generare piacevoli (ma effimere) illusioni e spiacevoli (ma altrettanto effimere) delusioni. Monssu Tempo, però, voleva un erede ad ogni costo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt;font-family: Verdana">Pensa e ripensa, approfittò d’una lunga assenza della moglie Speranza, e si trombò Fortuna, la dama di compagnia di lei, cieca e bellissima. Da quell&#8217;unione clandestina nacque una figlia che fu chiamata Sorpresa. E tale fu (ma brutta) per madama Speranza, quando tornò. La moglie tradita, per vendicarsi, lanciò questo incantesimo alla figliastra: in sua presenza sarebbe sempre apparsa a tutti com’era apparsa a lei: bruttissima. Tota Sorpresa, la figlia dell&#8217;adulterio, non era però cieca come sua madre Fortuna, e neanche fessa. Appena capì che tutti la vedevano brutta solo in presenza della matrigna, cominciò a nascondersi. Ancora oggi, solo chi riesce a stare per un po’ senza Speranza vede arrivare prima o poi la sua figliastra Sorpresa. E più è lontana madama Speranza, più tota Sorpresa appare bella. Perché è figlia della Fortuna, bella e cieca, ma anche del Tempo, unica vera ricchezza dell’uomo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt;font-family: Verdana"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
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		<title>Evelina</title>
		<link>http://manliocollino.blog.com/2009/11/11/evelina/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 21:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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Mi ci son voluti 60 anni per decidermi a farmi le iniezioni da solo. Parlo di intramuscolari: le endovenose sono roba seria, si può far gravi danni, meglio astenersi. Eppure&#8230; non sono forse tali le iniezioni che si fanno i drogati, a volte in condizioni igieniche terribili, cercandosi nel braccio, nei piedi, nella lingua la [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span>Mi ci son voluti 60 anni per decidermi a farmi le iniezioni da solo. Parlo di intramuscolari: le endovenose sono roba seria, si può far gravi danni, meglio astenersi. Eppure&#8230; non sono forse tali le iniezioni che si fanno i drogati, a volte in condizioni igieniche terribili, cercandosi nel braccio, nei piedi, nella lingua la vena meno sbrindellata? E&#8217; che quando il bisogno preme, si osa. Anche per me è stata questione di bisogno, perché non ci son più le Eveline, le infermiere che una volta ti pungevano a domicilio per pochi soldi. Così ho preso il coraggio a due mani e l&#8217;ho fatta. Una, due, tre&#8230; finché son diventato bravo. Anche se - dice mia moglie - non ho la mano fatata di Evelina. Bella forza! Lei è infermiera diplomata, e di punture ne ha fatte per una vita, fino a 90 anni. Ultimamente le faceva solo più in casa sua (e prendeva un euro, non quattro o cinque come le sue colleghe giovani…), ma fino agli 80 si alzava alle cinque per fare il giro della collina intorno a Cavoretto. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non aveva neanche il tempo di accorgersi quanto sia bella, in ogni stagione, la collina. E&#8217; lo scialle di gala di Torino come le alpi innevate ne sono il diadema. Saremo pur diventati il dormitorio di Milano, ma si leccano i baffi i meneghini, ad abitare qui. Loro per infilarsi in un bosco (non dico un parco, dico un bosco vero, intricato, a saliscendi, pieno di ruscelli, funghi ed animali selvatici) devono scarpinare ore. A noi bastano dieci minuti, dal centro. Ho detto &#8220;intricato&#8221; perché gli alberi non sono più potati e il sottobosco non viene più pulito come una volta che la gente si scaldava a legna ed ogni ramo, caduto o tagliato, era venduto. Ma ci sono ancora, puliti, i sentieri dove all&#8217;alba passava la piccola Evelina, anche di festa. Mano fatata e gamba lesta. Trottava a volte fino al colle della Maddalena, tagliando per i boschi. Sempre gentile, ma di poche parole, perché alle otto prendeva servizio in ospedale. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi invece, quando s&#8217;era messa a farle solo in casa sua, era diventata ciarliera. Aveva tempo, finalmente. E regalava a noi clienti tesori di ricordi, come la storia del giovane aviatore moribondo di tubercolosi. Roba dei primi anni &#8216;50. La madre del pilota, all&#8217;ospedale, faceva di tutto per non incrociarne la morosa. Non aveva mai voluto conoscerla, e non voleva che lo sposasse. Invece lui, quando si sentì morire, volle. Prenotò il cappellano, e chiese all’Evelina di fargli da testimone, con una collega. Evelina osò dirlo alla madre, nella speranza che ci ripensasse, che venisse al capezzale del figlio morente a vederlo mentre si sposava, ma lei fu irremovibile. Non venne. Dopo i funerali, la sposa-vedova volle regalare, grata del tentativo, un mese del suo stipendio ad Evelina. Storie che fan pensare. Storie da camino in collina. Storie dell&#8217;Evelina, l&#8217;infermiera alta un metro e una lattina.</span></p>
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		<title>Festa o croce?</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 19:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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Si è fatto un gran parlare della sentenza UE sui crocifissi. In Vaticano c&#8217;è chi ha detto che l&#8217;Europa ci ha dato la festa pagana di Halloween, e adesso ci vuole togliere Cristo. Una zucca per una croce. E&#8217; una semplificazione suggestiva, ancorché inesatta. A me, pur laico e mangiapreti, il crocifisso non da alcun [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span>Si è fatto un gran parlare della sentenza UE sui crocifissi. In Vaticano c&#8217;è chi ha detto che l&#8217;Europa ci ha dato la festa pagana di Halloween, e adesso ci vuole togliere Cristo. Una zucca per una croce. E&#8217; una semplificazione suggestiva, ancorché inesatta. A me, pur laico e mangiapreti, il crocifisso non da alcun fastidio. Anzi, mi dà allegria, mi ricorda l&#8217;infanzia, mi fa sentire a casa mia, come il suono delle campane. E se dà fastidio ai fanatici adepti di altre religioni, cazzi loro. Detto questo, passiamo alla zucca. Ricordo bene la sera di Halloween di qualche anno fa. Piove fitto e sono solo in casa. Mia moglie è andata alle prove del coro, ed io mi godo un bel film sulla caccia alle streghe del 1692 a Salem (Massachusetts). Suonano al cancello. Sento voci infantili (le aspettavo): un gruppo di ragazzini di Cavoretto sta facendo il giro “dolcetto-scherzetto”. Esco in strada e porto loro le deliziose camille che Anna ha preparato per l’occasione: loro le spazzolano all’istante (è il Federer delle torte, mia moglie) e mentre li guardo mi fanno tenerezza, contenti ed eccitati come sono, anche se bagnati come pulcini (e sorvegliati con discrezione da un paio di papà, a distanza). </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>A me di Halloween piace questo rito infantile, più dei petardi e dei veglioni mascherati. Mi ricorda il rito del “canté j’euv”, la tradizione langarola della questua quaresimale di cascina in cascina, uova contro canzoni. Ma se il prete mi dice che è una falsa tradizione, una festa importata che c’entra poco con la nostra cultura, gli rispondo che pure San Valentino, se è per quello. E chi accusa Halloween e San Valentino d’esser commerciali, pensi a come si è ridotto il &#8220;santo&#8221; Natale. <span> </span>Che la festa della zucca sia malvista in Vaticano, è un punto a suo favore, per me. Il fatto che io abbia difeso Buttiglione sul giornale, quando a Bruxelles fu respinto da quell’altra chiesa laica che è la sinistra (padrona della cultura europea) per aver espresso un’opinione morale sui gay, non vuol dire che io dimentichi quante vittime innocenti ha causato il fanatismo cattolico nei millenni. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Halloween in fondo ci parla di morti, di spiriti e di streghe, e quelli sono capitoli imbarazzanti nella storia di tutte le chiese cristiane, non solo di quella cattolica. I presunti contatti non autorizzati con l&#8217;al di là sono stati presi a pretesto per torture, impiccagioni, roghi, isterie collettive, processi-farsa, vendette personali, meschinità, spoliazioni di averi, tutte porcate riconducibili ad una sola: l&#8217;ansia di conservare il potere. Perché solo questo fu, in sintesi, la (presunta) lotta al (presunto) demonio da parte dei (presunti) rappresentanti del (presunto) Signore Iddio. E continuerebbe ancor oggi, questa lotta, se non le si opponesse quel laicismo che rappresenta pur sempre l’unico baluardo contro i vari Torquemada e Bin Laden d’ogni epoca. Purché non pretenda, il laicismo, di diventare esso stesso<span> </span>religione,<span> </span>e si metta a proibire questo e quello, come è successo coi crocifissi nella Chiesa&#8230; pardon, nella Corte di Strasburgo. </span></p>
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		<title>Amnesie e amnistie</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 19:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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Che bella, la festa per i 20 anni dall&#8217;abbattimento del muro di Berlino! Special Tv, dirette radio, celebrazioni, fuochi d&#8217;artificio, concerti, libri, articoli, e i compagni là e qua tutti eccitati, quasi a dire &#8220;siamo stati noi, merito nostro se l&#8217;orso sovietico è stato abbattuto&#8221;. Peccato che nessuno parli dei tedeschi assassinati mentre tentavano di [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span>Che bella, la festa per i 20 anni dall&#8217;abbattimento del muro di Berlino! Special Tv, dirette radio, celebrazioni, fuochi d&#8217;artificio, concerti, libri, articoli, e i compagni là e qua tutti eccitati, quasi a dire &#8220;siamo stati noi, merito nostro se l&#8217;orso sovietico è stato abbattuto&#8221;. Peccato che nessuno parli dei tedeschi assassinati mentre tentavano di scavalcarlo, il muro. 1550<span> </span>solo a Berlino. Fino a pochi giorni prima del fatidico 9 novembre 1989 i militari comunisti uccidevano chiunque tentasse di scappare ad ovest. Invece in Argentina siamo già alle prime condanne, dopo che nel 2005 la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionali le leggi della “Obbedienza dovuta” e del “Punto finale” che impedivano i processi per i crimini della dittatura militare (1976-83), nonostante l’indulto promulgato da Menem nel ‘90. Chissà come reagirebbe la sinistra italiana se venissero revocate le amnistie del ‘46, ‘48 e ‘53 che prosciolsero i responsabili delle stragi “partigiane” post-liberazione (nei rari casi in cui furono identificati e processati). E se quel periodo è giudicato ormai lontano (ma non dovrebbe, visti gli ergastoli appioppati ancora di recente dal Tribunale Militare di La Spezia alle SS ultraottantenni responsabili della rappresaglia di Aulla) rispetto a quello di Videla, veniamo pure ad anni più recenti, cioè agli assassini di Berlino. Come mai non sono stati processati, in questi vent&#8217;anni? Perché li hanno amnistiati tutti? Ah, ecco, lo dicevo, io! Ci sono amnistie che valgono, e altre no. Quelle di Menem vanno annullate, quelle di Berlino restan valide. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi ci sono altri posti dove le amnistie non servono neanche, perché nessuno pensa a far processi. Tipo la Cambogia, dove tra il ‘75 e il ‘79 la dittatura di Pol Pot e dei Khmer rossi portò alla morte un milione e 700mila cambogiani che si opponevano o non si adattavano all’ideologia maoista. Il genocidio finì con l’intervento del Vietnam, ma i Khmer rossi avviarono una guerriglia (con altri morti) che terminò solo con la morte di Pol Pot nel ‘98. Il Vietnam “liberatore”, nel frattempo, provvedeva, in casa propria, al genocidio dei Montagnards, tuttora in atto. E figuratevi se si autoprocessa. Potrebbe farlo l’occidente, ma è troppo occupato a perseguitare le SS, i colonnelli argentini e i seguaci di Pinochet. A dire queste cose ti danno del fascista, ma oggi quell’epiteto è quasi un fiore all’occhiello, è il distintivo di chi contesta una storia scritta solo da sinistra, di chi rifiuta la prassi dei due pesi e due misure. Bisogna solo stare attenti ai processi (ne sa qualcosa il Cavaliere) finché ci sarà gente che se ne arroga l’esclusiva e soprattutto la scelta degli imputati.</span></p>
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		<title>Ecopausa, basta veleni</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 23:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manlio collino</dc:creator>
		
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Spesso, dice Umberto Eco, abbiamo l’impressione che i mass media scoprano l’acqua calda, ma poi ci tocca ammettere che proprio quella è una delle loro funzioni fondamentali. Sembra soltanto un gioco di parole, una tipica provocazione da semiologo, e invece è una di quelle formule sintetiche (come i proverbi o i tanto snobbati luoghi comuni) [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt;font-family: Verdana">Spesso, dice Umberto Eco, abbiamo l’impressione che i mass media scoprano l’acqua calda, ma poi ci tocca ammettere che proprio quella è una delle loro funzioni fondamentali. Sembra soltanto un gioco di parole, una tipica provocazione da semiologo, e invece è una di quelle formule sintetiche (come i proverbi o i tanto snobbati luoghi comuni) che illuminano all’improvviso aspetti trascurati della realtà. In questo senso, sono effettivamente delle provocazioni: perché, per funzionare, devono provocare una nostra reazione intellettuale. Sono come dei bengala lanciati nel buio, che restano sospesi in aria pochi istanti, ma poi sei tu a doverti muovere, ricordando, immaginando, ragionando su quel che i bengala ti han fatto intravedere. L’acqua calda, per rimanere a Eco, è cosa talmente comune, utile e benefica che la si dà per scontata, si pensa sempre che ci sia, dappertutto, non ci si preoccupa di controllare il boiler o la caldaia, e così va a finire che a volte ci si deve lavare con l’acqua fredda. I media a volte presentano cose vecchie come novità, e ragionamenti risaputi come inediti, ma per molte persone questi sono davvero messaggi nuovi, perché prima non ci avevano mai pensato. I media a questo servono: a farglielo pensare. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt;font-family: Verdana">Prendete ad esempio il vecchio adagio machiavelliano “il fine giustifica i mezzi”. Ci si potrebbe imbastire sopra interi cicli di conferenze, scrivere centinaia di saggi, aprire interminabili dibattiti in rete. Ma è arrivato prima un genio come Marcel Camus e ha spiazzato tutti: &#8220;è possibile che il fine giustifichi i mezzi - ha detto - ma chi giustifica il fine?&#8221;. Provate a discuterne domani, durante la pausa mensa. Troppo pesanti Eco e Camus? Allora parlate di Edoardo VIII, che mollò il titolo di re d’Inghilterra per sposare la (bruttina, ma sensualissima) Wallis Simpson. Avrete subito l&#8217;attenzione delle colleghe. Allora raccontate loro che Edoardo, all&#8217;arcivescovo di Canterbury che gli diceva: “E’ una follia, maestà, buttar via una corona per una donna!” rispose: “Ma voi avete mai provato a scopare una corona?” Non sono certo sul verbo scopare, ma l&#8217;aneddoto è reale. In entrambi i sensi. E l’argomento non è poi così futile come sembra. Coinvolge tre culti: quello per il potere (l’arcivescovo che non capisce), quello per l’amore (le donne che capiscono, e infatti si commuovono sempre a questa storia) e quello per il sesso (tutti gli altri, quelli che sì, va bene l’amore, ma qualcosa sotto ci doveva pur essere). Infatti c’era. E si trovava proprio “sotto”. Per parafrasare Edoardo VIII, l’argomento si fa duro.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt;font-family: Verdana"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
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