Wednesday, November 4, 2009

Compagni (di merende) risparmiati

Il senatore Rulettus non demorde e scrive nei commenti: « ti chiedo un chiarimento sulla prima delle due domande che ti ho fatto (“non trovo scusanti alla disonestà di Berlusconi. Come mai non la denunci nei tuoi post?”) Possibile che l’unico modo per sconfiggere il comunismo sia seguire un delinquente come Berlusconi?». Provo a rispondergli in questo post. Il comunismo non va sconfitto come idea o come movimento (in quelle vesti non esiste più), ma come sistema di conquista e di gestione del potere. Quello che più indispone nei compagni (a parte la loro spocchia intellettuale, il loro sentirsi moralmente superiori quando non lo sono affatto) è che nei metodi politici hanno conservato il peggio del veterocomunismo, che a sua volta si era ispirato al peggio del sistema ecclesiastico e nazifascista. Astuzie, ipocrisie gesuitiche, acrobazie strategiche, doppiopesismo morale, propaganda mendace, disinformazione sistematica, violenza demandata, infiltrazione paziente, demonizzazione del nemico, brogli elettorali, sprezzo tattico del proletariato…

La prova di ciò è il golpe giudiziario (mani pulite) col quale sono riusciti a sbarazzarsi della Dc e del Psi, cioè degli avversari più temibili di allora. Hanno fatto solo un errore: han voluto vendicarsi (debolezza molto staliniana) di chi aveva aiutato Craxi con le Tv, cioè Berlusconi. Silvio non era un politico, allora. Era un imprenditore rampante, moralmente disinvolto, né più né meno di tanti altri della sua e di precedenti generazioni. Sarebbe stato lietissimo di mettere le sue Tv a disposizione del Pds: a lui bastavano i dané. Come al vecchio Agnelli, il fondatore della Fiat, che flirtò col Duce quanto bastava per assicurarsi le commesse pubbliche e soprattutto quelle belliche. Ma Occhetto & C. lo volevano sul lastrico. Gli fecero togliere ogni fido dagli amici banchieri, e gli scatenarono contro le toghe rosse. Lui capì che, per non soccombere, doveva mettersi in plitica, e lo fece. E siccome era bravo a organizzare le cose, come tutti gli imprenditori veri, vinse nel ‘94 mandando in pensione Occhetto e la sua “gioiosa macchina da guerra”. Da allora i rossi gli hanno inflitto una vendetta ventennale che è costata miliardi a noi cittadini, e lo ha costretto a difendersi come poteva, cioè con le leggi “ad personam”, espedienti, trucchi. Ma non più di quanto avevano fatto altri imprenditori prima di lui, ed altri politici. Se fossero stati spesi il tempo, gli uomini e i soldi che sono stati spesi per indagare su Berlusconi nel fare lo stesso su Sereno Freato (il segretario di Moro, che, da povero che era, divenne padrone di mezza Toscana), su Ciarrapico, su Agnelli, De Benedetti, Tanzi, De Mita, Gava… sarebbero tutti in galera da anni.

Invece mi ricordo cosa disse De Mita col dito alzato, dopo la vittoria di misura (con sospetto di broglio) di Prodi: “Berlusconi risorge solo se ci suicidiamo noi”. Chissà se i compagni duri e puri gradirono quel “noi” che li accomunava ad uno dei più chiacchierati boss politici della prima repubblica. Stonava anche che parlasse di resurrezione uno che incarnava il concetto di immortalità politica. Nell’affondamento della corazzata Dc, tramato dalle sinistre ed attuato grazie ai siluri giudiziari di Tangentopoli, pochi politici restarono a galla. Chi si suicidò, chi finì in galera, chi la rischiò seriamente (come Andreotti) e chi la evitò “patteggiando”. Ma non in senso giuridico. Alcuni grossi calibri della politica avevano fiutato l’attacco rosso, e si erano premuniti raccogliendo prove delle colpe parallele degli attaccanti. Al momento giusto le barattarono con una resa onorevole: il loro ritiro dalla politica attiva (“conditio sine qua non” della manovra rossa) contro l’immunità giudiziaria. Fra essi il potentissimo De Mita, da allora ufficialmente in pensione, ma in realtà ben presente alle spalle di Mastella.

Basti citare due scandali, di proporzioni immense, che lo sfiorarono senza colpirlo: i 60mila miliardi (lire anni ’80) del terremoto, spariti nel suo feudo irpino, e i 40mila divorati dalla Parmalat del suo amico Tanzi, fallita mentre il sistema bancario non solo si girava dall’altra parte, ma si rifaceva sui risparmiatori truffandoli coi bond-spazzatura. Una sinistra che da decenni raccoglie oltre il 60% dei voti in regioni ricche come l’Emilia e la Toscana, o gravemente condizionate dalla camorra come la Campania, fa capire cosa intenda Berlusconi per “sistemi clientelari consolidati”. De Mita, a differenza del Cavaliere, non ha bisogno di risorgere perché non è mai morto. Non ha mai smesso di tessere a quel telaio fatto di misteri, favori, ricatti e spartizioni in cui i banchieri finiscono impiccati sotto i ponti o avvelenati dai caffè, la camorra tratta con le Br il riscatto dei Dc campani, i boiardi statali amanti dello spiritismo vanno al governo o a Bruxelles e i giudici fedeli vanno al parlamento o al Quirinale.

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Tuesday, November 3, 2009

Passategli la senape

La faccenda dei comunisti che “mangiano i bambini” la si sente citare spesso dai compagni, nelle polemiche giornalistiche e nelle battute dei comici, con ironia e con scherno. La dicono sghignazzando e strizzandosi l’occhio, come se fosse peggio di una leggenda metropolitana, una fesseria inventata dai preti e dai fascisti per impressionare i creduloni e gettare discredito sul Grande Partito di Mosca, una bufala talmente ridicola da sputtanare automaticamente chi l’ha inventata. Questo giochetto dell’ironia sui pargoli russi cucinati lo ha fatto persino Gramellini, anni fa, in un suo “Buongiorno”. Era un articolo sull’abuso compiuto da quei genitori e quelle maestre d’asilo che portavano i bimbi in piazza, ai girotondi politici. Sentite l’evidente, abituale sarcasmo rosso nell’attacco del pezzo: “I comunisti non mangiano più i bambini: preferiscono portarli in piazza”.

Avrebbe fatto meglio a tacere: solo due sere prima che lui ironizzasse così a sproposito sui bimbi divorati, l’Italia intera aveva visto e udito in Tv (a Mixer) la sconvolgente testimonianza di una vecchia ucraina su quell’argomento. La donna, piangendo, aveva raccontato di una sua compagna di scuola mangiata dai genitori, durante le terribili carestie provocate ad arte da Stalin negli anni ‘30 per stroncare la rivolta dei kulaki. Ogni compagno intellettualmente onesto dovrebbe leggersi queste verità nel “libro nero del comunismo” (stradocumentatissimo, inattaccabile, e scritto in Francia quando Berlusconi non era ancora in politica) e meditarci su. Ma le parole “onesto, comunista e intelligente” sono incompatibili. Chi è onesto e intelligente, non può essere comunista. Chi è onesto e comunista non può essere intelligente. Chi è intelligente e comunista non può essere onesto.

E non è tutto: la testimonianza diretta, televisiva, inconfutabile di quella vecchia valeva per i casi effettivi di cannibalismo minorile avvenuti in Urss, cioè per il senso reale dell’espressione “mangiare i bambini”. Per quello metaforico (ingoiarne le coscienze) Mixer documentava le migliaia di delazioni fatte in Urss da bimbi plagiati dal regime sovietico. Un crimine abominevole, eguagliato solo trent’anni dopo da Pol Pot e dalle Guardie Rosse di Mao. Ecco perché si dice che i comunisti “mangiano i bambini”. Primo, perché mangiavano davvero i loro corpi, per fame. Secondo, perché mangiavano metaforicamente le loro anime, plagiandoli. Avevan tutti l’anima “mangiata” quei fanciulli che per 70 anni non esitarono (fra lodi, incoraggiamenti e premi del partito) a denunciare i loro genitori come “revisionisti”, spedendoli a morire nei gulag. Ecco perché, quando in Italia vennero di moda i “girotondi” nelle piazze, alla gente per bene capitò di pensare, vedendo ignari bimbi degli asili portati in corteo dalle maestre con le bandiere arcobaleno in mano, che il lupo rosso perde il pelo, ma non il vizio.

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La trans siberiana

Mi arriva questa e-mail da Rulettus, bravo professionista informatico che va verso i 40: «Quando non capivo molto di politica ero leghista, poi mi sono lasciato attrarre dal seducente berlusconismo. Leggendo la storia di Berlusconi, però, ho capito quanto è ladro, e sono passato alla destra moderata (finiana) finché anche quella s’è piegata allo strapotere mediatico del Berlusca. Allora, spaesato, ho cercato una moralità, perfino radicale come quella di Grillo o di Di Pietro, e sono approdato all’Italia dei Valori. Adesso leggo tutto e m’informo tanto, però non trovo scusanti alla disonestà di Berlusconi. Come mai non la denunci nei tuoi post? Perché usi anche tu come lui la parola comunismo, che ormai ha perso ogni significato, sia morale che sociale? Oggi, dare del comunista a qualcuno è come dirsi berlusconiano fino al midollo».

Pensate: questo ex Pontefice è laureato, e domani sarà un politico di mestiere, probabilmente. Per prepararsi, “legge tutto e s’informa”. Voglio anche crederci, poer nano, anche se ormai è tardi, per lui. Ma quando una commentatrice del blog (acida ex profia) paragona Mitrockhin agli Ufo, capisco come possa un (potenziale) suo ex allievo scrivere di aver capito quanto è ladro Berlusconi “leggendo la sua vita”. Scritta da chi? Non glie lo chiedo neanche. Gramsci ordinò: “Per dominare un popolo, impadronitevi della sua cultura”, e i compagni l’hanno obbedito con subdola tenacia per 60 anni; purtroppo usando il grimaldello del facilismo e quindi trascinando nella merda la scuola, l’università, la scienza, la cultura, l’arte, la cinematografia, la letteratura italiane, che negli anni ‘50 primeggiavano nel mondo e oggi arrancano in coda insieme ai “paesi emergenti”.

Il passo successivo è stato acquisire il controllo dei mass media. Dall’alto (con editori come De Benedetti, Confindustria, Bazoli, Murdoch…) e dal basso (con comitati di redazione ben controllati dai sindacati rossi). Lo potete verificare da soli: battendo “rassegna stampa” sui motori di ricerca di Internet, vedrete che a proporla son quasi tutti siti di sinistra. Su Facebook sta capitando lo stesso: otto volte su dieci i link politici che scorrono nella pagina comune sono antiberlusconiani. Cioè di sinistra. Il 90% delle copie di quotidiani (esclusi quelli sportivi) vendute in Italia sono contro il Cavaliere. Come i Tg della Rai e di Sky, i notiziari delle principali Radio private, i talk show, i copioni dei cabarettisti, i film in concorso nei vari festival… Sarebbe questo lo “strapotere mediatico del Berlusca”? Come son bravi i rossi a maneggiare i media lo si capisce anche da operazioni mediatiche “sottili” come quella di fare i moralisti intransigenti sulla escort del Cavaliere (paragonata senza mezzi termini a una troia), e i progressisti assolutori sul trans di Marrazzo (paragonato dai santoni della psicologia e della filosofia, in dotti articoli su Repubblica e la Stampa, al minotauro e alla dea Kalì, e scritto al femminile - “la” trans - per sdoganare meglio il vizietto di famiglia).

Così, di plagio in plagio, di gossip in gossip, di bugia in bugia, si generano le frasi di Rulettus. La prima: “Perché usi anche tu come lui la parola comunismo, che ormai ha perso ogni significato?” ignora il fatto che A) i comunisti sono tutt’altro che spariti, anzi, governano ancora molte nazioni del globo B) in Italia Santorano, Dandinano,  Tornatorano, oppure okkupano, spaccano, devastano gazebi e picchiano gli avversari politici. La seconda: “oggi, dare del comunista a qualcuno è come dirsi berlusconiano fino al midollo” ignora il fatto che A) i comunisti hanno SEMPRE criminalizzato come “fascista” chi dissentiva dalle loro tesi B) Oggi usano la stessa tattica col termine “berlusconiano”. Doppiamente ipocriti, perché da un lato fingono d’aver preso le distanze dal comunismo “imbarazzante” (salvo cantare “bandiera rossa” e sventolarla nei congressi e nei cortei, fra pugni chiusi, falci e martelli) per poter accusare chi li chiama comunisti di essere antistorico e goffamente fazioso, e dall’altro prendono questa “ingiustizia” (l’esser detti comunisti) come scusa per definire fascista chi la dice, o “berlusconiano fino al collo”. Così i due termini sono gemellati, la merda spalmata per 60 anni sul primo sporca automaticamente anche il secondo, e i Ruletti abboccano.

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Friday, October 30, 2009

Gladio in carpione

Prima dell’argomento del giorno (Gladio) un ultimo accenno a Conciata. Commentando a “Prima Pagina” la bagarre scatenatasi fra i retroscenisti su chi sia “chiappe d’oro”, s’è imbattuta stamattina nelle dichiarazioni di Gasparri: “Non vorrei che si equivocasse, in questo clima di caccia alle streghe, sull’episodio di qualche anno fa, quando fui fermato dai carabinieri mentre andavo al circolo Canottieri, ma avendo sbagliato strada ero passato in un viale dove battono i viados”. Notare che fu lo stesso Gasparri a raccontare l’episodio agli amici, una volta giunto al ristorante. Nonostante ciò “Sconcia” De Gregorio, con l’aria di chi la sa lunga, ha commentato: “sì, certo, dicono sempre così… hanno tutti sbagliato strada quando vengono sorpresi dalle parti dei viados… anche Sircana lo disse”. E bon. Il morso perfetto, rapido e letale, della vipera rossa (la più pericolosa, perché sembra un’innocua biscia d’acqua, e invece è velenosissima). Non ha precisato che Sircana fu seguito e fotografato ripetutamente mentre contrattava la prestazione con diversi viados, mentre Gasparri fu solo fermato e identificato dai caramba perché transitava a tutta birra, essendo in ritardo. Quello no. Le bastava inoculare il veleno, cioè il sospetto che “anche Gasparri, hai visto mai…”. Questa è la sinistra, signori.

La stessa che dedica sulla Stampa una pagina intera alla dichiarazione del figlio del mafioso Vito Ciancimino: “Mio padre apparteneva alla Gladio”, come per suggerire che la Gladio fosse roba da mafiosi. Invano Cossiga, che ha sempre e fieramente ammesso d’aver fatto parte della Gladio in ruoli di comando, ha commentato: “Mi pare strano, un gladiatore in Sicilia. Il pericolo era da tutt’altra parte”. Infatti l’invasione sovietica, secondo quanto rivelato da Mitrockhin, era prevista dal Tarvisio. Diavolo d’un Cossiga! I rossi gli davano del pazzo, quand’era Presidente della Repubblica. Vauro lo disegnava su “Cuore” con lo scolapasta in testa, senza che i compagni strillassero per “l’offesa alla massima carica dello Stato” come strillano quando Berlusconi osa criticare (non dar del matto, badate bene) Scalfaro o Napolitano. Ipocriti e doppiopesisti. Come sempre. Come quando si sdegnavano per la scoperta di una rete anticomunista collegata alla Cia (la Gladio) mentre una rete speculare finanziata dal Kgb era attiva in Italia fin dagli anni ‘40.

La commissione Mitrockhin ha ricostruito le mosse del Kgb e dei servizi segreti dell’Est nell’attentato al Papa (l’arruolamento di Agca, il suo addestramento a Sofia nei tre mesi precedenti l’ attentato, gli appoggi, la rete logistica e le coperture assicurategli in Italia), nel sequestro Moro e nella strage di Bologna. Il giudice Imposimato, che indagò sull’attentato al Pontefice, conferma che dopo il suo fallimento scattò la “operazione Papst”: vennero rapite Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi per ricattare Wojtyla e Pertini e costringerli a liberare Agca, che in carcere aveva cominciato a confessare. Nessuno all’epoca si mobilitò per far cessare quell’andirivieni di spioni, rapitori e sicari rossi? Nessuno. Il muro di Berlino era ancora in piedi, il cadavere di Moro era ancora caldo, le sovvenzioni sovietiche al Pci e alla Gladio rossa arrivavano ancora, copiose e regolari, e la speranza di un’invasione sovietica (Mitrockhin ne ha portato a Londra i piani dettagliati) seduceva troppo gli ex-sessantottini appena sbarcati in magistratura. Oggi l’Urss è scomparsa, e con essa la speranza della rivoluzione in Italia. Però si può sempre rispolverare la Gladio in chiave propagandistico sputtanatoria, specie se riemerge in odore di mafia. Ghiotto gossip, per i compagni che si sono specializzati nel ramo.

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Thursday, October 29, 2009

Concita, come sei conciata!

Nel suo editoriale odierno la direttora dell’Unità “Conciata” De Gregorio fa il gioco perverso che mi diverto sempre a smascherare e sputtanare: quello del comunista che urla “Ahi! Mi fai male!” mentre picchia l’avversario legato. Il titolo dell’articolo è “Comunisti, fate silenzio” e ce l’ha con Berlusconi che osa reagire contro le persecuzioni giudiziarie. Se fosse una storia a fumetti, la si dovrebbe disegnare così: col premier legato e bastonato (ricordate il gruppo su Facebook “Morte a Berlusconi”?) da un’orda di compagni assatanati nelle cui mani i randelli han forma di giudici, giornalisti, scrittori e cabarettisti. Dalla bocca del suppliziato esce un flebile fumetto: “basta, vigliacchi!”. Da quella di ogni boia un fumettone maiuscolo: “zitto, fascista, mafioso e puttaniere!”. Ma siccome l’Unità vende sì fumo, ma non è un giornale di fumetti, Conciata fa il gioco che dicevo, e grida ahia! al posto del bastonato. Eccovi l’incipit.

«I giudici e i giornalisti lo fanno impazzire. Quelli che fanno il loro mestiere naturalmente, certo. Quelli che non può comprare. Li chiama comunisti, termine che usa come insulto dunque non è possibile rispondergli con ragionevolezza ferma che il comunismo non c’entra con l’esercizio di una funzione di controllo o meglio c’entra, ma sarebbe un discorso inaffrontabile con uno che considera “una vecchia storia” quella degli anni Novanta (le stragi di mafia, Mangano lo stalliere di Arcore, la trattativa, avete presente?). Le origini della storia politica contemporanea di questo paese non sono un tema di cui dibattere con Berlusconi. Non gli interessa. Gli interessa solo la sua personale vicenda e difatti è solo sui suoi processi che perde il controllo». Volete che vi rivolti questo calzino puzzolente? Non è affatto difficile. Metto le menzogne di Conciata in grassetto, così le vedete meglio.

Comunisti fate silenzio frase mai pronunciata dal Cavaliere. Al massimo (e fra amici) ha detto “sarebbe ora che i comunisti la smettessero di perseguitarmi”. Quelli che fanno il loro mestiere di penne-killer al soldo del partito Quelli che non può comprare quelli che “non gli interessa” comprare. A parte che “quelli” si sono già venduti al Pd, se Berlusconi davvero comprasse giornalisti, coi miliardi che ha ne avrebbe legioni a suo servizio Li chiama comunisti, termine che usa come insulto esattamente come fa la sinistra da 60 anni col termine fascisti il comunismo non c’entra con l’esercizio di una funzione di controllo vero: il comunismo controlla (con fare occhiuto da Lubjianka) solo i suoi membri interni (e infatti ha espulso la Binetti), ma coi nemici non perde tempo in controlli. Spara subito. Usa la persecuzione sistematica, la disinformazione metodica, la menzogna ripetuta fino alla nausea perché sembri mezza verità

Sarebbe un discorso inaffrontabile con uno che considera «una vecchia storia» quella degli anni Novanta però lo dice nel 2009, cioè vent’anni dopo. Loro, invece, consideravano “vecchie storie” gli assassinî delle Brigate Rosse degli anni ‘70 e ‘80, e lo scrivevano già nei primi anni ‘90, cioè dieci anni dopo. A cadaveri ancora tiepidi. Le origini della storia politica contemporanea di questo paese non sono un tema di cui dibattere con Berlusconi né con altri. Sembra quasi un lapsus freudiano. In effetti i compagni non dibattono “la storia” con nessuno. Impongono a tutti “la loro storia” e basta. Fin dalle elementari. Quanto alle origini, al Cav non interessano le persecuzioni giudiziarie (e giustamente) se non le si definisce per quel che sono: vendette. Se non si parla, prima di esse, del golpe di “mani pulite” fallito dal Pci/Pds. I compagni si sono vendicati e continuano e vendicarsi su Silvio perché ha rotto la loro “gioiosa macchina da guerra”. Gli interessa solo la sua personale vicenda sì, perché è solo, stucchevolmente su quella (e non anche su Agnelli, De Benedetti, Nesi, Prodi, le Coop…) che la sinistra si concentra da 20 anni, con accanimento, doppiopesismo, faraonico spreco di risorse pubbliche, disinformacjia e ogni altra bassezza difatti è solo sui suoi processi che perde il controllo cioè osa protestare, senza perdere alcun controllo. Dice solo ahi, basta! Ma quello è il copione dei compagni, solo loro lo possono gridare mentre lo picchiano, altrimenti si fa confusione. Infatti strillano “come ti permetti di imporci il silenzio?”, ma lui DEVE tacere. Questi sono i metodi comunisti. Da Lenin in qua. Mai cambiati.

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Wednesday, October 28, 2009

Obama non li ama

Se è vero che la pandemia di influenza A è una colossale bufala mondiale (come ha scritto a chiare lettere su Internet Marc Gentilini, Direttore della Croce Rossa dal 1997 al 2003, membro dell’Accademia di Medicina, e professore specialista in malattie infettive e tropicali), cioè un imbroglio ideato per arricchire certe case farmaceutiche (prima fra tutte la Roche, ma anche la Gilead di Donald Rumsfeld), Obama che l’ha dichiarata “emergenza nazionale” è complice della truffa? Non necessariamente, secondo me. Il fatto è che lui, come quel garula di Bush Jr. e come tutti i presidenti Usa del dopoguerra, è solo un personaggio “costruito” e spinto alla Casa Bianca da potentissime lobbies, attraverso costosissime campagne elettorali. Questi burattini, quando vengono eletti, si devono pure sdebitare, in qualche modo. Altra cosa è invece l’immagine che di Obama la sinistra italiana ha voluto costruire (complice Uòlter, che assimilandosi a lui intendeva cavalcare l’onda obamofila scatenata sui media da tutte le redazioni progressiste del pianeta). Ora che il primo presidente negro (sì, io dico negro, dal latino niger, e me ne frego del politically correct) degli Stati Uniti sta deludendo le aspettative evocate da Veltroni, il Pd tace, imbarazzato. E’ l’ennesima randellata che gli arriva in testa, l’ennesima delusione che lo ha ridotto, fra guerre intestine e mancanza d’argomenti politici nuovi, a fare opposizione con il gossip, passando dalla mitica guerra partigiana alla mefitica guerra portinaia. Eccovi un po’ delle batoste prese dalla sinistra sul “sentiero di Obama”.

- I compagni speravano che Obama snobbasse Silvio, invece lo ha subito accolto cordialmente alla Casa Bianca. I compagni allora si sono messi a sparger merda sullo stato dell’economia italiana, facendo scrivere dai loro amichetti della stampa “progressista” inglese e tedesca che l’Italia non era degna di organizzare un G8 e di farne parte. Speravano con ciò che i grandi della terra boicottassero il G8 dell’Aquila (magistrale mossa del Cav, lo spostamento in pochi giorni del summit dalla Sardegna all’Aquila, in culo a Soru!) e invece il summit è stato un successo, riconosciuto dai media di tutto il mondo (meno i nostri).

- I compagni speravano che Obama dimostrasse, specie nelle sue uscite ufficiali all’estero, come si comporta un vero presidente (non fa il simpaticone a tutti i costi, non fa le corna agli amici nelle foto, non fa battute politicamente scorrette), invece al G8 è successa una cosa incredibile: il Presidente Usa è andato a visitare in veste ufficiale il “ground zero” del terremoto (il centro storico dell’Aquila, dove si sentiva ancora l’odore dei morti) presentandosi in MANICHE DI CAMICIA, mentre Berlusconi e tutti gli altri erano in abito scuro e cravatta! E non basta: nella foto finale si è addirittura INGINOCCHIATO allegramente di fianco alla presidentessa della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane (che è quasi nana) per portarsi alla sua altezza. Poi le ha messo un braccio intorno al collo, ridendo. Se queste cose l’avesse fatte Silvio, la stampa radical chic di mezzo mondo l’avrebbe letteralmente MASSACRATO (ricordatevi il pandemonio che scatenarono, con accuse esplicite di razzismo, quando Silvio definì scherzosamente “abbronzato” Obama). Se a onorare i morti in maniche di camicia e a inginocchiarsi ridacchiando accanto a una nana fosse stato il Cav, quelle immagini avrebbero fatto il giro del pianeta, le avremmo viste e riviste nei Tg e nei talk show milioni di volte. Ma siccome l’ha fatto Obama, la stessa stampa “progressista” ha sbrigativamente liquidato il tutto come “un simpatico siparietto” e ne ha sepolto le immagini in archivio. Meno male che su Google si trovano!

- I compagni speravano che Obama, almeno, varasse per la prima volta nella storia americana una riforma sanitaria seria, a favore dei meno abbienti (che in realtà in Usa venivano già curati a spese del governo, anche se meno bene di chi è assicurato o di chi può pagare), invece la riforma sanitaria di Obama (che in realtà è un’idea di Hillary Clinton) è stata prima edulcorata (cioè ridotta ad un’assicurazione sanitaria da vendere ai più poveri a prezzo politico, però pur sempre da pagare) e poi si è arenata nelle secche parlamentari.

- I compagni speravano che Obama si ritirasse dall’Afghanistan, e invece lui ha detto che avrebbe mandato in guerra 13mila uomini in più. I compagni speravano che il presidente all’ultimo momento imbrogliasse la potente lobby militarista americana e ne mandasse in guerra un po’ di meno, invece è addirittura saltato fuori che ha detto 13mila alla stampa per non far incazzare l’opinione pubblica americana, ma in realtà ne ha mandati il doppio.

- I compagni speravano che questa mossa aggressiva di Obama passasse inosservata, invece quei goliardacci burloni di svedesi (gli stessi che a suo tempo avevano già preso per il culo la sinistra italiana dando il Nobel per la letteratura a Dario Fo) hanno preso per il culo anche la sinistra americana dando a Obama (comandante in capo dell’esercito Usa in due guerre d’aggressione, nelle quali ha aumentato l’impiego d’armi e uomini) addirittura il Nobel per la pace. Il mondo ride ancora adesso.

I compagni, invece, stanno cominciando a piangere, e soprattutto non sperano più.

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Tuesday, October 27, 2009

Isogatti piemontesi

Il commento di Pasquale al post di ieri merita un altro post sullo stesso argomento. E non basterà neanche. Comunque, per sgombrare il campo da ogni sospetto di mia ostilità preconcetta (la presunta “buona dose di campanilismo” che Pasquale mi rinfaccia) chiedo scusa per il “ben gli sta”. Non ci si deve mai rallegrare dei mali altrui. Poi però vengo al punto dei “dati inesatti” e dico forte e chiaro: non ci casco, Pascà. Evidentemente tu sei un antinuclearista convinto (opinione che non condivido, ma rispetto), ma la lunga polemica epistolare che ebbi nel 2005  con i “No Tav” valsusini, a causa dei miei editoriali “Pro Tav” su Torino Cronaca, mi ha fatto capire due cose. La prima è che con gli antiqualcosa o i proqualcosa “convinti” non c’è argomento, dato scientifico o citazione che serva, perché essi continueranno a definire disinformato, in malafede e venduto al potere ogni scienziato, tecnico o giornalista che osi contraddirli e ad osannare come degno del premio Nobel chiunque li appoggi. La seconda (vista la tua trasparente autoironia assolutoria nel presentarti come “rivoltoso della Magna Grecia” e “brigante dello Jonio”) è che la “belle histoire” della resistenza (parola magica, a sinistra…), il mito delle barricate d’ogni tempo, delle Bastiglie e dei Guglielmi Tell, porta solo violenza, sangue, odio e rancore. E sai perché? Perché la paranoia metodica, la denuncia sistematica di presunti nemici in agguato, di complotti in atto e di pericoli mortali incombenti, serve solo per aizzare la base. E’ un metodo classico, tipico delle sette fanatiche e dei regimi totalitari, da sempre. Anzi: una cartina di tornasole per riconoscerli. Da queste due cose deriva la mia convinzione che ogni discussione tecnica sul sito di Scanzano, con te o con altri, sarebbe inutile, oltre che noiosa per i lettori del blog. A me bastano i risultati del lungo periodo. Diedi torto ai No-Tav valsusini, ed oggi in Val di Susa la Tav si farà. Diedi torto agli antinuclearisti scanzanesi, ed oggi la scelta energetica italiana è tornata all’opzione nucleare. Io sono al soldo della Spectre, naturalmente.

Ma in te, Pasquale, altre all’atomofobia c’è anche quella “sindrome nimby” che sfioravo ironicamente ieri, parlando di rotte aeree inquinanti da spostare. Attento, Pascà: quello è un atteggiamento egoistico che, se accettato, paralizzerebbe ogni iniziativa pubblica. Capisco che a nessuno piaccia avere, al ristorante, il tavolo vicino al cesso, ma se il locale è zeppo, qualcuno ci si dovrà accomodare. Chi sarà? Dipende da tante cose. Quando arriva… ha prenotato o no… è amico dell’oste… è in divisa o meno… si fa aria col giornale o con un biglietto da 100 euro… Tutte allegorie della politica. Anche per le scorie nucleari è lecito discutere, premere, brigare, ma alla fine bisognerà decidere. Perché mentre noi sprecavamo migliaia di miliardi per smantellare costosissimi impianti nucleari all’avanguardia, mentre disperdevamo con la scelta antinucleare un preziosissimo know how industriale che ci vorranno decenni a ricostitiuire, mentre ci baloccavamo mettendo all’entrata dei paesi quei ridicoli cartelli “Balengopoli – comune denuclearizzato”, la Francia ci piazzava le sue centrali nucleari appena oltre le Alpi, e ora ce ne vende (a caro prezzo) la corrente.

Ultima annotazione per te, Pasquale, e quelli come te. Le responsabilità della criminalità organizzata sono sempre “falsità” quando fa comodo e “verità che lo Stato cerca invano di celare” quando si celebra la morte di Falcone o si vede Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, costretto a vivere sotto scorta giorno e notte. Anzi, vuoi un consiglio, Pascà? Leggiti quel libro prima di scrivere ingenuità come “non ne ho visto uno di delinquente, fra i manifestanti. C’erano preti, bambini, gente che ha lavorato una vita la terra…”. Quando mai le cosche sono scese in piazza in prima persona? I boss comandano, e mandano. Non vanno. E se qualche picciotto può essersi mescolato alla folla per aizzarla (come già facevano gli estremisti rossi e gli ambientalisti fanatici), stai tranquillo che non indossava la maglietta con su scritto “ndrangheta”. Oppure, se tu continui ad escludere che ci fossero, vuol dire che li conosci, uno per uno… Ma non lo credo. Mi sembri una brava persona, Pascà. Stai pure tranquillo, ci terremo le nostre scorie a bagno nel vercellese, e vi lasceremo godere la vostra “terra verde e ricca di frutteti”. State attenti al riso, però. Prima di mangiarlo, spegnete la luce. Se è fosforescente, vuol dire che viene dalle parti di Trino. Dovete buttarlo via. Voi della Magna Grecia non siete abituati a magnare isotopi come noi, isogatti piemontesi.

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Monday, October 26, 2009

A scorieggiare male, te la fai sotto

Sì. I calabresi si stanno cagando sotto per le scorie radioattive sparse nelle loro campagne e nel loro meraviglioso mare dalla stessa ‘ndrangheta che capeggiava qualche anno fa la rivolta anti-scorie a Scanzano Jonico. Ben gli sta. Così imparano. A Scanzano le scorie sarebbero state stoccate in fusti d’acciaio inox spesso 20 cm (in grado di resistere integri ad un lancio da 400 metri d’altezza), a loro volta annegati in sarcofaghi di cemento armato spessi alcuni metri (abilitati a resistere a sismi del 10° grado della Scala Mercalli) e sepolti a 800 metri di profondità nel cuore di uno strato di salgemma (sale fossile) protetto da due strati d’argilla, sopra e sotto. Immaginate un tramezzino fossile: lo strato di salgemma (spesso 250 metri) che sta sotto Scanzano è il prosciutto, e i due strati d’argilla elastica (quindi antisismica) e impermeabile (quindi antialluvionale) spessi 600 metri caduno sono il pancarré. Un sito a prova di bomba atomica. Un magazzino giudicato tra i più sicuri al mondo, se non il più sicuro. Eppure no. Vi ricordate il casino che scoppiò nel 2003? Barricate, incendi, feriti… Non se ne fece nulla.

Adesso i rivoltosi della Magna Grecia hanno scoperto di convivere da oltre 20 anni con scorie radioattive sepolte in campagna sotto qualche badilata di terra (o affondate in mare a 500 metri di profondità) dentro normali fusti di ferro da olio minerale. Ripeto. Ben gli sta. Almeno stanno alla pari con noi piemontesi, che per colpa loro siamo costretti a convivere da molto più tempo con le scorie della centrale atomica di Trino, in condizioni analoghe. Vi cito alcuni stralci dell’intervento che fece in Parlamento il Senatore Piccioni nel novembre 2000: «Lo straripamento del Po ha lambito le scorie radioattive accumulate in un’area di proprietà della Sorin e dell’Enea… e dai rilevamenti dell’Arpa risulta che il fango del fiume, dopo l’esondazione che ha lambito le scorie di Saluggia, è diventato radioattivo, come era già accaduto nel 1994». Ma fu un allarme inutile, quello del Senatore. Un anno dopo sfilarono in 3000, a Trino, contro il progetto della Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) che prevedeva di trattenere qui in Piemonte fino al 2010 le 43 tonnellate di scorie di Trino, Garigliano e Saluggia. Cioè, praticamente, di lasciarle dov’erano.

Fu allora che la Sogin stese con l’Enea una corposa relazione (approvata all’unanimità in Parlamento nel marzo 2003) che indusse la Commissione Ambiente della Camera, incaricata d’individuare un sito unico per le scorie nucleari di tutta Italia, a scegliere Scanzano. Su questa scelta, badate bene, c’era anche il parere favorevole degli organismi tecnici (Apat, Enea, Sogin) e persino dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, tutti e tre compatti (raro!!). Ma la Basilicata insorse, la ‘ndrangheta l’appoggiò e l’estrema sinistra ne approfittò per cavalcare l’eco-populismo, come in Val di Susa per la Tav. Così le scorie ce le abbiamo ancora qui in Piemonte, dopo sei anni, e ce le terremo chissà fino a quando. L’unica differenza è che almeno noi sappiamo bene dove sono, e quante ce ne sono. I rivoltosi della magna Grecia no. E si cagano sotto. Ripeto: ben gli sta. Mentre chiudo l’argomento, ricordo en passant che la marcia dei Trinesi nel 2001 durò un’ora, e stop, mentre a Scanzano successe il finimondo per settimane intere. Mi verrebbe voglia di suggerire ai montanari delle Alpi Graie (valli di Lanzo) di fare come gli jonici, per ottenere che la rotta aerea Roma-Parigi-Londra, che gli passa sulla testa inquinando con gli scarichi dei suoi jet orti, pascoli e laghi, sia spostata. Dove? Decida Roma. Dovunque, purché non qui. Come dicevano a Scanzano.

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Thursday, October 22, 2009

Condanna agli amori forzati

A Trieste un uomo ha citato in tribunale la moglie separata con l’accusa di non aver saputo convincere la figlia minorenne, che si rifiutava di vederlo, a mutare avviso. L’idea pare balzana, ma certi giudici lo sono ancor di più. Infatti ha vinto lui. Nonostante ciò mi fa pena, e anche un po’ rabbia. Non è assurdo che un padre debba reclamare l’affetto della figlia per via giudiziaria? E’ difficile oggi fare il padre, fra mogli caparbie e figli viziati. Anche fare la madre non è facile, ma almeno quello è un ruolo sorretto da un istinto molto più forte, ancestrale.

Purtroppo la donna, da poco liberata, è così inebriata da questa nuova libertà da soffocare sempre di più l’istinto materno in favore d’altri idoli come il lavoro, il successo, la carriera, il divertimento, l’affermazione sociale. Niente più nidiate di figli, al massimo uno o due. Perché è più pratico, se devi inseguire quegli idoli. I pochi soldi o il mondo brutto sono scuse ipocrite, in realtà è solo egoismo. Tanto che, per una specie d’inconscio rimorso, questi genitori coprono poi l’unico figlio d’attenzioni assillanti, spesso viziandolo ed amandolo in maniera equivoca e possessiva. I bimbi obesi, maleducati e firmati che girano per le scuole ne sono la prova.

Ciò premesso, bisogna riconoscere che la vita dei genitori moderni non è facile. Sul loro modo d’allevar la prole incombe un intrico di condizionamenti, provenienti dai suoceri, dagli amici, e soprattutto dalla Tv, coi suoi Crepet pronti ad insorgere al primo schiaffo. La società fa la perdonista per comodità, ed esibisce un garantismo minorile spesso mal interpretato. E ciò se i genitori stanno insieme. Se sono separati, è ancora peggio. Oltre ai loro problemi di coppia, hanno anche da affrontare, circa la qualità e la quantità dei loro rapporti coi figli, occhiuti assistenti sociali, petulanti esperti, severi magistrati, agguerriti avvocati. E così finiscono come quello di Trieste, a reclamare l’amore d’una figlia per via legale.

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Wednesday, October 21, 2009

In morte di Danilo Riva

Non serve rimandare, dirsi che certe cose vengono meglio a cuor sereno. Se non lo scrivo adesso, non lo scrivo più, e il ricordo di Danilo, che ieri hanno cremato in mezzo a tanta gente che non conoscevo, svanirà poco a poco nella mia mente. Non che sia un gran male. Voglio dire: capiterà lo stesso di me e di tutti quelli che leggono ’ste righe. O quasi. Ma Danilo per me non era uno qualunque: era mio compagno di classe al ginnasio ed al liceo, l’amico preferito in convitto, il mio testimone di nozze… Eppure erano anni che non lo sentivo. Nelle grandi città, se non ci fossero i fratelli e le sorelle, sarebbero ben pochi a conservarsi affetti dall’infanzia alla morte. Voglio dire frequentandoli, perché amarli li ami, si sa. Amare non vuol dire per forza frequentare. Uno può amare la montagna e non andarci quasi mai, per mille motivi. E forse l’ama di più proprio per quello. Un amico resta un amico, anche se non lo senti, anche se non lo vedi. Nei paesi è solo più facile vederlo. Te ne parlano (tutti sanno tutto di tutti). Lo incontri anche se non vuoi. Ci son le cene dei coscritti… la messa… le sagre… insomma, lì è più facile. La metropoli, invece, è giungla che travonde e sterma. Insegnava all’Università, Danilo. Mica faceva lo 007, o il velista transoceanico. Bastava fare un numero di telefono. Invece…

Lui e il partito comunista, io e la goliardia. Fu lì che iniziammo a dividerci. Non era un genio, la laurea in architettura la rimediò, come tanti a quel tempo, a forza di esami collettivi e 18 politici, ma ci vedeva lontano, aveva capito che il partito aveva le mani in pasta, negli atenei. E infatti pian piano… prima assistente… poi docente… màh… buon per lui. Io me lo voglio ricordare matricola, con quella risata cavallina che sembrava un nitrito. Nell’afa della prima estate, quando lui sgobbava sui numeri ed io sulle parole, finché uno dei due cedeva e telefonava all’altro. Di solito dopo mezzanotte. Io fregavo la 600 azzurra a mia madre e lo passavo a prendere. Per due stivali di bionda sotto la topia del Boringa, o per “ël gir picieur” (oggi detto “putan tour”): prima Corso Massimo e Via Ormea, dove c’era la mitica sordomuta che mimava il suo menu con bravura da Marcel Marceau. Uno spasso. Poi il centro storico, col brivido del “British museum”, come Danilo chiamava i portoni fiocamente illuminati del quadrilatero (allora più pericoloso del Bronx) dall’interno dei quali vecchie troie laide e truccatissime lanciavano osceni inviti.

Poi quella notte. Quella volta che le birre erano state ben più di due. Usciamo da Boringhieri e vedo là in fondo, oltre il mattatoio, il grattacielo Rai di Porta Susa, allora in fase di rifinitura (mancavano i vetri e le divisioni interne). Gli faccio: “sa, andiamo a cagare fin sul tetto” e lui “dài” come se gli avessi proposto una partita a carte. Strisciamo sotto lo steccato in lamiera e saliamo la scala antincendio fino all’attico. Li capiamo che l’unica via per salire sul tetto è il paranco che gira tutto il perimetro dell’edificio, con appeso il trabiccolo a carrucole dei lavavetri. Un passaggio di sesto superiore. Lo superiamo con l’aiuto del santo dei bimbi e degli ubriachi, e in un amen siamo su. Torino è piccola, là sotto, meravigliosa e illuminata. Stiamo un po’ a guardarla, poi sciogliamo il voto. Sento ancora il vento  fra le chiappe nude. E giù di nuovo fino in strada, prendendo solo nel cantiere, per ricordo, due vetri delle finestre. Li feci poi montare nel tavolino su cui poggia ancor oggi la mia Tv. Uno era il suo, ma me lo regalò. Ci rivediamo sul tetto, Danilo.

Posted by manlio collino at 20:29:26 | Permalink | Comments (1) »